Il disprezzo [Le mépris] – Jean-Luc Godard, 1963 [cine8] – 8

Non ho mai amato i gioielli, forse è per questo che non amo Godard. Lo ammiro, che è cosa diversa. Resto abbagliato dalla sua capacità di maneggiare la macchina da presa, inventando punti di vista e “focali”, ma raramente arrivo a emozionarmi. Oddio, la Bardot ci arriva, a emozionarmi, non credo di dover spiegare perché.

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Mi ha colpito l’uso ossessivo della musica di Georges Delerue (riascoltata come sfondo di qualche pubblicità di un profumo francese), e trovo strepitoso l’intero cast: Michel Piccoli trasuda ambiguità a ogni sigaretta, Jack Palance è l’arroganza incarnata, Fritz Lang emana la stessa aura mitologica dello Stroheim di «Viale del tramonto», Giorgia Moll apparirebbe ancor più affascinante se non fosse che BB ruba la scena a tutti, con una sensualità quasi insostenibile, che costringe a inseguire le curve di Camille, le ombre corporee, l’andatura pigra, i passetti svelti e corti avvolta nell’accappatoio, il corpo nudo sul letto o mentre nuota verso il largo…

La versione restaurata dalla Cineteca di Bologna è di quasi venti minuti più lunga di quella scorciata da Carlo Ponti. Ne rammentavo pochissimo: solo alcune inquadrature a Capri, quella scalinata vertiginosa – la villa di Curzio Malaparte – che fa da fondale alla revisione modernista dell’Odissea. Perché Ulisse ci mette dieci anni per tornare a casa? Che avesse poca voglia di rivedere Penelope e Itaca? Sensato o folle sovrapporre la psicanalisi all’epica omerica?
Ogni personaggio parla la propria lingua (inglese, francese, tedesco, italiano), l’equivoco è dietro ogni sfumatura. Coinvolto da un produttore (americano) che stacca assegni senza capire nulla di cinema, per rendere più commerciale un’opera affidata a un anziano regista (tedesco), uno sceneggiatore (francese) commette l’errore di portare la moglie sul set (Cinecittà). Spudoratamente, Palance comincia a corteggiare BB, Piccoli non sa se accettare i soldi, o mostrarsi coerente con le proprie idee e la propria estetica. Usa Camille, la lascia sola con il produttore. In un’interminabile (25’), claustrofobica scena nell’appartamento romano, la donna esprime il suo disprezzo.

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Fu un tedesco a scoprire le rovine di Troia, e in quanto tedesco Lang è stato scelto da Palance per rifare l’Odissea. Forse il perenne conflitto fra arte e industria fu vissuto anche da Omero, certo Lang ne ha posseduto una precisa nozione, fuggendo dal nazismo all’apice del suo successo. A sua volta, Godard si impone come uno dei massimi teorici del cinema, e gode nell’esibirlo: la passeggiata nel bosco fra Piccoli e Lang è un condensato di filosofia della Settima Arte.

Per i ruoli dei due protagonisti, Ponti avrebbe voluto Loren e Mastroianni, Godard sperava di ricostruire la coppia de «L’uomo dal braccio d’oro», Frank Sinatra e Kim Novak… È la voce di Godard a scandire i titoli di testa, fino alla citazione programmatica di André Bazin, secondo cui il cinema sostituisce al nostro sguardo un mondo che si accorda ai nostri desideri. Ecco la dedica per questo gioiello.

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One Response to Il disprezzo [Le mépris] – Jean-Luc Godard, 1963 [cine8] – 8

  1. Rudi says:

    Ricopio qui un commento pervenutomi via email:
    “Magistrale prova d’attore del cappello di Piccoli, convincente interpretazione delle natiche di BB”.

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