Jackie [id.] – Pablo Larraín, 2016 [cine10] – 7

Dubito di riuscirci, ma vorrei spiegare perché questo film non mi è piaciuto nonostante abbia qualità apprezzabili. Come biopic, sfugge a ogni confronto: della vita di Jacqueline Lee Bouvier in Kennedy ci mostra solo una decina di giorni, quelli immediatamente successivi a Dallas, 22 novembre 1963.

natalie-portman-3-jackie

In realtà ci sono anche immagini di un cinegiornale del 1961, quando Jackie stava ristrutturando la Casa Bianca, e non possono mancare le immagini dell’attentato. Ma Zapruder ha già mostrato l’essenziale e le commissioni d’indagine si sono fermate alla verità più gestibile, mentre il regista cileno si disinteressa della cospirazione e sceglie un percorso obliquo, un dietro le quinte di solitario intimismo.

Il dolore può rendere lucidi e determinati. La politica è la sfera dei compromessi, e mentre Jackie progetta la celebrazione di JFK, incombono questioni pratiche come i funerali di Stato (quelli di un re) e il trasloco dalla Casa Bianca (scatoloni assai poco regali).

Candidata all’Oscar, Natalie Portman distilla un’interpretazione ieratica, accentuata dai tanti primi e primissimi piani catturati dal regista. Del cast, va ricordato l’appena scomparso John Hurt (padre McSorley), Peter Sarsgaard (Bobby), Greta Gerwig (Nancy Tuckerman) e Billy Crudup (il giornalista Theodore H. White). Le musiche di Mica Levi mi sono piaciute di più senza le immagini: l’opera della giovane compositrice inglese enfatizza ogni scelta della regia.

L’intervista che fa da filo conduttore fu realmente concessa da Jackie a White, che ne ricavò un pezzo pubblicato il 6 dicembre 1963 su «Life». Il film scommette sugli omissis, le parole che la donna pronunciò, ma che pretese non venissero scritte. Del resto, Jackie fuma una sigaretta dietro l’altra, ma nega la possibilità che questo dettaglio venga riferito con un lapidario: «Io non fumo».

natalie-portman-jackie

La Jackie di Larraín si mostra pienamente consapevole del valore della propria immagine, determinata a mantenerne il controllo. Sa di essere un’icona di stile, milioni di donne cercando di vestire come lei, di pettinarsi come lei. Lei, la First Lady che farà da modello a tutte le altre.

L’edificazione del Mito, quello di un presidente pieno di ambiguità eppure avvolto nella luce mistica della Nuova Frontiera, viene concepita dalla moglie all’interno di una doppia mitologia, lontana nei secoli: quella di Lincoln (un altro presidente assassinato), e quella di Re Artù e dei suoi cavalieri, perché, dice Jackie, «ci saranno altri grandi presidenti, ma non ci sarà mai più una Camelot».

Intanto, la macchina da presa la segue lungo stanze e corridoi della Casa Bianca come Kubrick nell’Overlook Hotel.

Annunci

One Response to Jackie [id.] – Pablo Larraín, 2016 [cine10] – 7

  1. La mia sensazione appena terminata la visione? Una forte angoscia. Un vuoto dentro. Quindi credo che l’intento del regista sia riuscitissimo. Quantomeno … con me! Difficile essere in grado di provare un dolore simile se non lo si è mai provato in prima persona, eppure le sensazioni che lascia a caldo sono davvero devastanti. Ritratto di una giovane donna sconvolta, che deve farsi forza per i figli e allo stesso tempo mantenere l’immagine della propria famiglia; una donna che non è mai lasciata da sola e che sembra soffrirne. Vivere il proprio dolore in solitudine, per molte persone, può essere davvero consolante. Un film, a mio avviso, decisamente da vedere, magari quando fuori splende il sole e gli uccellini cinguettano … giusto per ritrovare un po’ di buonumore!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...