La Nuova Frontiera, Darwyn Cooke

L’amministrazione Eisenhower ha deciso di costringere i “benefattori mascherati” a rivelare la loro identità. Incontra una larga opposizione (guarda un po’). Nel corso di un inseguimento, muoiono Hourman e quattro agenti di polizia di Coast City che volevano catturarlo. Hourman era uno dei giustizieri che hanno rifiutato di registrarsi presso la Commissione per le Attività Anti-americane.

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I supereroi vanno controllati per il loro immenso potere, al cittadino viene instillata la paura su ciò si può celare dietro le maschere. Il Congresso approva una legge “che dichiara il vigilantismo un crimine federale, equiparabile all’alto tradimento”. Appena mezza dozzina di supereroi si registrano, fra loro Superman e Wonder Woman; inutilmente Superman cerca di arrestare Batman, che sceglie la clandestinità (scopriremo poi che Superman ha solo finto di voler catturare l’amico, i due hanno inscenato quel combattimento per depistare il governo).
Questa miniserie della DC Comics ha vinto una quantità di premi (Eisner, Harvey, Shuster…). Ambientata fra la fine della Seconda guerra mondiale e i primi anni Sessanta (“la nuova frontiera” annunciata da Kennedy nel suo discorso alla Convention del suo partito, lungamente citato, quando JFK accettò la candidatura alla presidenza), mostra i supereroi della Golden Age (Superman, Batman e Wonder Woman) incrociare quelli della Silver Age (Lanterna Verde, Flash, Martian Manhunter). Accanto alla prima generazione mitica, si inseriscono il detective John Jones, il poliziotto della scientifica Barry Allen, il pilota collaudatore Hal Jordan. Sta cambiando il concetto di eroismo, i supereroi diventano più umani e fallaci.

Darwyn Cooke mescola e rinnova le mitologie con sapienza e affetto, il suo segno attinge a una quantità di maestri: da Kirby a Caniff, da Bruce Timm a Wally Wood. Le sue tavole trasmettono l’autentica meraviglia suscitata nell’autore dalla scoperta, nell’infanzia e nell’adolescenza, di queste creature fantastiche.

La storia si sviluppa all’interno di un’atmosfera paranoica. Il nemico può essere ovunque. I “Rossi” hanno vinto la prima tappa della corsa allo spazio, nuovo teatro della Guerra Fredda. Sta per nascere la NASA. In questa epopea di quasi 400 tavole, Cooke confeziona momenti stranianti, come quello in cui le fisionomie di Ike Eisenhower e Dick Nixon si stagliano davanti alla Casa Bianca nel corso della cerimonia in cui Wonder Woman riceve la Medaglia del Congresso, ma il Presidente non vuole ascoltarla quando cerca di dirgli ciò che ha visto in Cambogia e Vietnam.

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Cooke, coadiuvato ai colori da Daves Stewart, possedeva un’inconfondibile, singolare grazia nel comporre le figure, soprattutto quelle femminili, attribuendo loro uno stile anni Cinquanta. Lois Lane, per esempio: che, con Jimmy Olsen segue la fine della guerra di Corea, mentre Superman e Wonder Woman sono impegnati in Indocina, nel pieno di una guerra non dichiarata. Ma mentre Kal-El sembra un docile esecutore delle direttive e dei protocolli ministeriali, Diana è un’inguaribile femminista e piega le regole al suo ideale di giustizia. Intanto, un alieno mutaforma è partito da Marte, attirato sulla Terra dai segnali di uno scienziato; il marziano ha lungamento studiato gli umani attraverso i programmi televisivi, poi ha assunto l’identità di un incorruttibile poliziotto di Gotham.

Finché “una minaccia di proporzioni bibliche”, un essere simile a un rettile grande quanto due terzi dell0isola di Manhattan, si abbatte sul suolo americano. Per salvare la Terra, tutti gli eroi combattono uniti, e lo stesso Superman annuncia che non sarà mai più disposto ad alcuna discriminazione imposta da qualunque governo.

Ci saranno vittime, umani che si sacrificano. E nuovi eroi prenderanno coscienza dei propri poteri e delle proprie responsabilità (ops!).

Una serie come questa si pone quasi al livello di «The Dark Knight Returns», «Marvels», «Kingdom Come» e «The Golden Age». Ma è evidente il debito filosofico nei confronti di «Watchmen», seppure l’approccio risulti quasi antitetico (ottimistico e radioso, anziché cupo e disincantato). Fonte di ispirazione è anche «The Right Stuff», il romanzo di Tom Wolfe portato al cinema da Philip Kaufman.

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