Nero e fucsia, lo sciopero delle donne

«Se la mia vita non vale, io non produco»: dietro questo slogan, il movimento NonUnaDiMeno ha rilanciato lo sciopero delle donne che si svolgerà oggi in Italia e in molti altri Paesi.

Manifestazioni di donne si sono succedute dopo che in Argentina, nell’ottobre scorso, la sedicenne Lucia Pèrez è stata violentata, torturata e uccisa… Le donne polacche hanno deciso di astenersi da ogni attività per protestare contro la minaccia di abolire una libertà di abortire già molto ristretta dalla legge… Il 21 gennaio, la Women’s March on Washington, ha visto un milione di persone in piazza contro Trump e i suoi rigurgiti di sessismo… Oggi lo sciopero è “da tutte le forme di lavoro”, perché, in effetti, “quando le donne si fermano, tutto ferma tutto. Non si cura, non si riproduce. E non si produce”.

Il caso vuole che, politicamente parlando, le donne italiane non abbiano mai contato così poco. Persino i personaggi da vetrina – Maria Elena Boschi, Virginia Raggi, Giorgia Meloni – paiono schiacciate dalla Sindrome Hillary. Una sindrome che, altrove, non pare frenare le ambizioni delle varie Angela Merkel e Frauke Petry, Theresa May e Marine Le Pen.
Ennesimo esempio di arretratezza di quello che un tempo veniva etichettato come “il caso italiano”.

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