Revolution [Revolution. New Art for a New World] – Margy Kinmonth, 2016 [cine13] – 5

In meno di novanta minuti, questo documentario “evento” – nei cinema solo ieri e oggi – aspira a descrivere il rapporto fra le avanguardie artistiche e la Rivoluzione d’Ottobre, “la Nuova Arte per un Mondo Nuovo”. Al di là di ogni valutazione politica, a me pare un tentativo deludente.

Margy Kinmonth lavora alla BBC e in passato ha realizzato un apprezzato documentario sull’Ermitage. Deve godere di ottime relazioni con le autorità istituzionali che gestiscono l’arte nella Russia di Putin, perché le vengono aperte porte e archivi, e ciò le consente di mostrare opere pressoché sconosciute in Occidente. Intervista nipoti di artisti degli anni Dieci e Venti, narra le vicende biografiche, spesso tragiche, di Malevic, Ejsenstejn, Chagall, Kandinskij, Klutsis, Vertov, Mejerhold, Rodcenko, Konchalovskji… inserisce immagini di repertorio su Lenin e Stalin, abusa della voce fuori campo, dimentica Majakovskji, Esenin, El Lissitskij, Dovzenko, Tatlin, i musicisti e tanti altri.
Soprattutto, il film non riesce a spiegare perché una generazione irripetibile di artisti – in gran parte appena ventenni – che si esprimevano in tanti linguaggi diversi, si gettò a corpo morto nel processo rivoluzionario, pienamente consapevole di essere “strumentalizzata”, ma desiderosa di impegnare l’arte nella la distruzione del passato e nell’edificazione dell’uomo nuovo. Altrove, costoro avrebbero solo cercato di fare montagne di dollari e comprarsi ville sulle colline di Hollywood. Fu un periodo sconvolgente, che si riverberò sull’arte di tutto il mondo. Poi, certo, vennero le deportazioni e i suicidi, la brutale chiusura di una stagione magica, la repressione in nome del “realismo socialista”.

Alla regista va riconosciuto il merito di proporre una spettacolare lezione di storia dell’arte, soffermandosi, in particolare, sulla pittura e sui passaggi dal Costruttivismo al Suprematismo, all’Astrattismo. Fra le tante cose che non conoscevo, certe foto di Rodcenko e l’opera di Gustav Klutsis, lettone, creatore dei primi fotomontaggi.

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