Il buono, il brutto, il cattivo [id.], Sergio Leone, 1966 [Tv15] – 8

Spaghetti western di strepitosa potenza, girato in Spagna, sceneggiato da Leone insieme a Luciano Vincenzoni, Age, Scarpelli e Sergio Donati, con la fotografia di Tonino Delli Colli e le musiche di Morricone. Chiude la “trilogia del dollaro” – con un budget nettamente superiore ai primi due episodi – e ruota intorno al fenomenale trio costituito da Clint Eastwood (il Biondo, doppiato da Enrico Maria Salerno), Eli Wallach (Tuco) e Lee Van Cleef (Sentenza); nel cast anche Mario Brega, Luigi Pistilli e Aldo Giuffré.

Il contesto è quello della Guerra di Secessione, mostrata in tutta la sua follia e ferocia (c’è pure un campo di concentramento nordista, con prigionieri vergognosamente vessati). Clint è ancora una volta un uomo senza nome e senza passato, non è nemmeno chiaro se sia a sua volta un bandito o “solo” un cacciatore di taglie. Van Cleef ha il solito volto tagliente e spietato, di colui che non ha remore nel raggiungere il suo obiettivo, ma chi ruba la scena è Wallach, nella sua interpretazione più coinvolgente, carica di sfumature comiche e tragiche.

Sono tre maschere senza tempo: l’arlecchino, il picaro e il cattivo. Nello scatenarsi di una caccia al tesoro (una cassa piena di dollari, nascosta in un cimitero), si assiste al continuo capovolgimento di fronte, fra precarie alleanze e perfidi tradimenti, verità e menzogne, corde al collo da infilare e sfilare (o spezzare con un proiettile). Le vicende dei tre personaggi si incrociano con quelle degli eserciti che si massacrano (l’esplosione del ponte è una pietra miliare, c’erano voluti 15 giorni di lavoro per costruirlo). Infine, ecco il cimitero e l’inevitabile tutti contro tutti. Quale sia la pistola più veloce, lo sappiamo tutti.

Scrisse Leone: “La vera storia degli Stati Uniti è stata costruita su una violenza che né la letteratura né il cinema avevano mai mostrato come si deve. Personalmente tendo sempre a contrastare la versione ufficiale degli eventi – senza dubbio questo si deve al fatto che sono cresciuto sotto il fascismo”.

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