Billions, la prima serie (4 su 5)

Figure speculari, Bobby Axelrod e Chuck Rhoades sono innanzitutto dei manipolatori. Usano le persone, sanno come far emergere i punti deboli, gratificano o colpiscono con la stessa noncuranza. Conoscono a menadito le regole del gioco, come piegarle alle loro convenienze.

Per salvare il matrimonio, Rhoades decide di ricusare il Caso Axelrod. Finge di non occuparsene più, ma in realtà continua a ispirare il lavoro di Bryan (spesso manipolandolo). Alla moglie, Rhoades dice di voler valutare le dimissioni dall’incarico pubblico e con tutta la circospezione del caso si fa ricevere da un importante e “lucroso” studio legale, che gli offre 50 volte il suo stipendio, 9 milioni di dollari all’anno.
A sua volta, Wendy si affida a un amico “cacciatore di teste” per valutare l’uscita dalla Axe Capital, riceve un’offerta meravigliosa, ma al marito riferisce solo parte della verità e infine rimane nell’agenzia finanziaria.

Al continuo confronto speculare, fra i Rhoades e gli Axelrod, contribuiscono anche il numero dei figli (due, per entrambe le famiglie) e i problemi educativi. Lara Axelrod vorrebbe che i figli fossero più reattivi e autonomi, meno avvolti nella bambagia: sia lei che Bobby hanno avuto un’infanzia difficile, hanno dovuto imparare a cavarsela in situazioni scomode. Sull’altro lato, i Rhoades meditano di cambiare lavoro, ma usano il costo della scuola privata (70.000 dollari all’anno) come una delle scuse per non accettare riduzioni di reddito.

I personaggi di Bryan e Kate cominciano a manifestare un profilo interessante. Fra i due c’è un’evidente attrazione, ma entrambi sono ossessionati dal lavoro e anche quel feeling deve sottostare alle apparenze dell’ufficio del procuratore. Disseminati nella trama, alcuni rapporti erotici gay o lesbo, prontamente utilizzati come arma di ricatto.

Fra i registi coinvolti, Neil Burger, Neil LaBute, James Foley e Michael Cuesta; fra le guest star, Rob Morrow e Harry Lennix. (4, segue)

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