Il demone dei ghiacci, Jacques Tardi, 1974

«Le Démon des Glaces», sottotitolo «Un’avventura di Jerôme Plumier», è una storia d’avventura ispirata all’immaginario fantascientifico di Jules Verne, raccontata con il tono del feuilleton.

In una sessantina di tavole, il segno di Tardi rimanda allo stile delle incisioni che corredavano quelle storie a puntate; le singole vignette sono disposte in libertà, ma la loro composizione sinuosa rimanda alla grafica dei calendari liberty.

Ben prima di illustrare romanzi di Léo Malet e Daniel Pennac, Tardi cercava la sua strada con opere come questa, inserita nella collana «Maschere e Pugnali», insieme ad altri titoli divenuti “cult”, come «La piramide dimenticata», «Felina», «Ombre dal nulla» e «Appuntamento a Sevenoaks». L’edizione italiana si caratterizza per la raffinata e pesante carta ambrata e la stampa in inchiostro marrone-seppia: molti la considerano migliore persino di quella francese. La traduzione è di Claudio Dell’Orso.

Comincia il 3 novembre 1889 a bordo della nave Anjou, salpata da Mourmansk e diretta a Le Havre, costretta a navigare lentamente nell’oceano Artico per la scarsa visibilità e la minacciosa presenza di neve e ghiaccio. L’equipaggio scruta “la nera superficie delle acque, il timore di una collisione è generale”. Uno dei passeggeri si chiama Jerôme Plumier, studente di Medicina: è fra quelli che accorrono sul ponte richiamati da un grido, in lontananza un vascello, Iceland Loaper, conficcato in cima a un iceberg.

Plumier si rende disponibile a salire sulla scialuppa che deve verificare se vi siano superstiti. Scalano l’iceberg e salgono a bordo: il timoniere è “saldato al timone” e tutti i marinai appaiono “pietrificati, sorpresi da non si sa quale soffio glaciale che si è abbattuto su di essi, trasformandoli in tante statue di ghiaccio”. Mentre sono lì, la loro nave esplode e si inabissa. Nessun sopravvissuto.
Gli otto della scialuppa vanno alla deriva sulla nave fantasma che sta sopra l’iceberg; in tre muoiono per la fame o il freddo, Plumier è fra coloro che vengono tratti in salvo da una nave olandese.

Ritroviamo il protagonista a Parigi, dove scopre che l’amato zio scienziato è appena stato seppellito. Vagando nel suo laboratorio, trova animali conservati sotto formalina e uno strano, complesso macchinario con tubature ricoperte di ghiaccio, di cui non comprende la funzione. La stampa francese riferisce che negli ultimi mesi otto navi sono colate a picco senza spiegazioni; una spedizione scientifica partirà da Brest per scoprire il mistero che si cela dietro quei terribili naufragi.

Sul treno Parigi-Brest, il protagonista assiste all’omicidio (impunito) di un uomo da parte di una donna anziana, la stessa che aveva intravisto al cimitero dove seppellivano lo zio. E a Brest rivede uno dei pochi sopravvissuti dell’Anjou. Lo paga per sostituirlo a bordo della spedizione scientifica. La vigilia di Natale del 1889 anche questa nave esplode e si inabissa, tutti muoiono tranne Plumier, che viene “afferrato da un mostro marino dai laidi tentacoli” e poi si risveglia in un gigantesco, lussuoso appartamento sottomarino ricavato “nel cuore di un iceberg”. Davanti a lui, lo zio creduto morto…

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