Isabelle, Clara, Rosalind ed Eleanor… Di qua dal Paradiso, Francis Scott Fitzgerald, 1920 (due di due)

“La scuola rovinò il suo francese e gli provocò il disgusto per gli autori standard. I professori lo ritenevano pigro, poco serio, e di intelligenza superficiale.
Collezionò ciocche di capelli di molte ragazze. Portò l’anello di parecchie. Alla fine non poté più accettare anelli per via del suo tic nervoso di morderli fino a deformarli. Questo, a quanto si diceva, di solito destava la gelosia sospettosa del suo successore”.
Poi, l’Università: Princeton. Da principio, Amory “si sentiva inutilmente rigido e goffo in mezzo a quella gioventù vestita di flanella bianca e senza cappello”. Ma rapidamente, “Amory amò Princeton: la sua pigra bellezza, il suo significato appena intuito, la folle orgia lunare di fruscii, i gruppi eleganti e prosperosi delle grandi ambizioni e, soggiacente a tutto, l’atmosfera di lotta di cui era pervaso il suo corso”.
Vorrebbe giocare a rugby, ma subisce presto un grave infortunio. Si susseguono gli innamoramenti letterari: Oscar Wilde, Swinburne, Shaw, Keats, Yeats.

Isabelle, ricchissima e forbita, gli scriveva “con provocante discrezione lettere del tutto asentimentali, ma sperò contro ogni speranza che ella avrebbe finito per rivelarsi un fiore abbastanza poco esotico”.
“Poi gli occhi di smeraldo della tragedia fissarono improvvisamente Amory”: in una gita in automobile con amici, abbastanza ubriachi, una delle auto va a sbattere contro un albero, muore un ragazzo, altri due rischiano di morire. Il giorno dopo, al ballo del cenone annuale, Amory rivede Isabelle. “Si guardavano teneramente sul pollo fritto ed erano certi che il loro amore sarebbe stato eterno”.
Amory intuiva “che stava godendo la vita come probabilmente non l’avrebbe goduta mai più. Tutto era intenerito dalla foschia della sua stessa giovinezza. Era arrivato, tra i migliori della sua generazione, a Princeton. Era innamorato e il suo amore era ricambiato … Com’era bello da vedere e come gli stava bene l’abito da sera … Era Isabelle e dalla cima dei capelli lucenti alle scarpette di lamé d’oro non gli era mai parsa così bella”.

Nell’anno 1919, le rendite famigliari subiscono un forte colpo (sfortunate speculazioni sul petrolio); non passerà molto tempo prima che Amory si ritrovi in una condizione economica assai distante da quella dell’adolescenza. Amory riflette, parla con i compagni d’università, legge, scrive poesie, incontra più volte un amico della madre, Monsignor Darcy, in cui ritrova molte affinità. Conosce Clara, una lontana cugina, coetanea, vedova con due bambini.
“Che cervello aveva Clara! Riusciva a trasformare in conversazione affascinante e quasi brillante l’aria più lieve che mai fluttuasse in un salotto”. Amory comincia a frequentarla; “lentamente egli si innamorò e incominciò a pensare chimericamente al matrimonio”. Sarebbe diventata “la sola ragazza che Amory avesse mai conosciuta a proposito della quale riuscisse a capire perché potesse preferirgli un altro”.

Finita l’università, Amory trova un appartamento a New York, insieme ad amici. Conosce Rosalind: “È una di quelle ragazze che non devono mai fare il minimo sforzo per fare innamorare gli uomini. Sono due i tipi di uomini che si innamorano di rado di lei: gli stupidi, che di solito hanno paura della sua intelligenza, e gli intellettuali, che di solito hanno paura della sua bellezza … vuole quello che vuole quando lo vuole e tende a rendere chiunque la circondi molto infelice quando non lo ottiene”. Dopo cinque minuti, il primo bacio. “Entro due settimane Amory e Rosalind erano profondamente ed ardentemente innamorati. Il senso critico che aveva guastato per entrambi decine di avventure d’amore era smorzato dalla grande ondata di emozione che li aveva travolti”.
Sotto questa spinta, mal pagato, Amory comincia a lavorare in un’agenzia di pubblicità. Incominciano a parlare di sposarsi, di lì a 3 o 4 mesi, di fare figli. La madre di Rosalind descrive crudamente alla figlia la vita che l’aspetta. Lei capisce.
Amory esce schiantato da questa storia. “Guardò l’orologio a polso; voleva sapere con precisione che ora era perché qualcosa nella sua mente, che catalogava e classificava le cose, voleva separare gli avvenimenti con precisione. Più tardi sarebbe stata per lui una vaga soddisfazione poter dire: ”.
Comincia a ubriacarsi. Passano tre settimane. Entra in vigore l’emendamento che istituisce il Proibizionismo. “Amory aveva amato Rosalind come non avrebbe mai più amato essere vivente. Ella aveva colto il primo impeto della sua giovinezza e aveva destato dalle sue profondità inesplorate una tenerezza che lo aveva sorpreso, una gentilezza e un’abnegazione che egli non aveva mai prodigato ad altri. Più tardi ebbe ancora avventure d’amore, ma di altro genere: in esse ritornò forse a quell’atteggiamento mentale più tipico nel quale la ragazza diventava lo specchio di un suo stato d’animo”.

Amory va nel Maryland, in campagna, e conosce Eleanor. “Eleanor fu, per così dire, l’ultima volta che il male si accostò ad Amory sotto la maschera della bellezza, l’ultimo mistero che lo soggiogò di un fascino strano e gli ridusse l’anima a brandelli … Fu la tristezza infinita negli occhi di lei ad attirarlo, o lo specchio di sé che egli trovò nella chiarezza smagliante di quella mente?”.
Eleanor recita Verlaine a memoria, va a vedere i temporali sui mucchi di fieno, ha gli occhi verdi, capelli castano corti. Sembra un’anticipazione della Franny di Salinger. È capace di gesti insensati: decide di saltare una rupe, lancia il cavallo al galoppo e si butta di lato all’ultimo momento. Amory la osserva, impaurito. “Eleanor non riuscì a gettarglisi fra le braccia, che d’altra parte non erano tese ad accoglierla come la settimana prima. Rimasero lì un minuto, odiandosi con triste amarezza. Ma poiché Amory in Eleanor aveva amato se stesso, così ciò che odiava adesso era soltanto uno specchio”.

Tornato a New York, Amory si sacrifica per un vecchio amico, fingendo di essere lui ad aver preso una stanza con una minorenne.
“Per tenere un uomo, la donna deve rivolgersi a quanto c’è di peggio in lui … Passione instancabile, gelosia ardente, brama di possedere e schiacciare … questo soltanto era rimasto di tutto il suo amore per Rosalind; questo era rimasto in cambio della perdita della gioventù”…

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