Real Love, Lisa Stansfield (Arista, 1991)

Qualche disco, devo confessarlo, lo comprai per la copertina: questo è uno di quei casi, e al momento di sistemarlo, non ero nemmeno sicuro se fra gli inglesi o gli americani.

Della signorina Stanfield – che ho scoperto essere di Manchester, e di copertine affascinanti ne ha proposte altre – conoscevo non più di un paio di canzoni. In fondo, questo album può rientrare nella categoria “morettine”.

Oltre agli occhi, il naso, il taglio sbarazzino e il vezzoso neo sulla guancia sinistra, l’allora ventiseienne si fa apprezzare per una voce non banale. Le riesce di non rendere sdolcinate certe atmosfere dance, residuo degli anni Ottanta. Il canto ogni tanto graffia, più spesso accarezza e sembra prediligere un certo gusto retrò. Il paragone con Diana Ross e Whitney Houston mi pare appropriato, ma sono sonorità tuttora lontane dal mio gusto.

Dieci le canzoni nell’album, firmate Stansfield, Devaney e Morris (i due fissi della band; il primo è anche suo marito). Alcuni arrangiamenti mi arrivano invadenti, con un profluvio di fiati, che coinvolgono tromba e trombone, sax e flauto, corno e flicorno, ma I Will Be Waiting, Change, Time To Make You Mine sono episodi ancora gradevoli.

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