Un altro iscritto al partito dei Gufi e Rosiconi: Raffaele Cantone

«La corruzione spuzza» è il titolo del libro, edito da Mondadori, che Raffaele Cantone ha scritto e sta cominciando a presentare.
Dal suo osservatorio “privilegiato”, all’Autorità Nazionale Anticorruzione, il magistrato più famoso d’Italia ribadisce: “la repressione da sola non può bastare… Fondamentale è la prevenzione, le indagini sono importanti ma scoprono una parte marginale dei fatti”.

Secondo Cantone, non è vero che siamo in una situazione più grave di quella di Tangentopoli, ma “adesso la corruzione non è meno pericolosa… È cambiato il rapporto con la politica: prima la politica era il fine dell’attività corruttiva, adesso è il mezzo e viene utilizzata da gruppi di potere a fine corruttivo. È una cosa gravissima, perché vuol dire che i corruttori sono in grado di tenere sotto controllo i politici e questo provoca danni enormi”.
Un esempio lo ha fatto, intervistato dal Corriere della sera: “Pensiamo a quanto è stato scoperto con l’inchiesta su Mafia Capitale: politici allevati sul modello dei polli in batteria per essere messi nei posti giusti a garantire gli interessi di pochi. E non è l’unico caso”. Mi fa piacere che Cantone sia arrivato alla mia stessa conclusione (la mia, anzi, era una convinzione a priori, prima dei tragici referendum che hanno accelerato il disfacimento dei partiti): “L’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti ha causato numerose distorsioni”.

Leggendo il titolo del libro, ho pensato a un refuso. La rete mi ha fatto capire che Cantone ha voluto citare Papa Francesco, che un paio d’anni fa a Scampia pronunciò parole contro lo sfruttamento e la corruzione, affermando che quest’ultima “spuzza”. Si pensò a un errore, invece emerse che il termine “spuzza” ha origine e si diffonde all’inizio del Novecento, quando centinaia di migliaia di italiani andarono a cercare fortuna in Argentina. E a Buenos Aires nacque il dialetto “Lunfardo”.

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