Steve Winwood I, Steve Winwood (Island, 1977)

LA PUNTINA SUL VINILE 14.

A sedici anni suonava organo, pianoforte e chitarra nello Spencer Davis Group, facendo irruzione nelle classifiche con quella Gimme Some Lovin’ poi ripresa dai Blues Brothers.
Non ancora ventenne, fondava i Traffic e un paio d’anni dopo, all’apice della fama, si compiaceva di monetizzare il tutto con i Blind Faith (una mezza truffa, per come la ricordo; tipico “supergruppo” con tanta tecnica e poco da dire).

Strano che l’esordio solista dell’ex ragazzo prodigio partito da Birminghan avvenga a ventinove anni e con un album minimalista, quasi sottotono. Sono sei lunghe ballate, tre per lato, con divagazioni dal folk al blues, dal progressive alla world music; spiccano Midland Maniac e la conclusiva, Let Me Make Something in Your Life, in cui la voce di Winwood arriva come un’autentica delizia. Quattro brani sono firmati dall’amico Jim Capaldi, la seconda voce è Nicole, che Steve sposerà l’anno dopo.

Registrato al Basing Street Studios, il dipinto in copertina è di James Hutchinson. A ripensarci, è assurdo che io abbia perduto di vista questo straordinario personaggio non ancora trentenne: di tutta la sua produzione successiva, ricordo solo Higher Love, a metà anni Ottanta.

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3 Responses to Steve Winwood I, Steve Winwood (Island, 1977)

  1. caro rudi, concordo su quanto hai scritto su questo lp. non concordo invece sui blind faith. mezza truffa per nulla: il loro unico disco contiene due capolavori (can’t find my way home e presence of the lord). winwood è per me uno dei geniacci della musica, un autentico unto dal signore. ho avuto la fortuna di sentirlo dal vivo più volte, da solo ed anche con Clapton (uno dei concerti più belli che abbia mai visto). a luglio sarà in italia, ho già il biglietto. esperienza imperdibile che consiglio a tutti. unica controindicazione: dopo aver visto lui dal vivo, il 95% dei pagliacci odierni risultano inascoltabili.

  2. Mauro D'Alo' says:

    Concordo con Giovanni sulla bravura di Winwood che ha una splendida voce da cantante soul di colore pur essendo bianchissimo….però penso che il meglio di se l’abbia dato con i Traffic soprattutto fino a JOHN BARLEYCOM MUST DIE e con lo SPENCER DAVIS GROUP negli anni sessanta, da solista tolto questo primo ottimo album, il resto è trascurabile e l’album dei BLIND FAITH per i nomi coinvolti doveva dare molto di più

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