1982-1984, Robert Wyatt (Rough Trade, 1984)

Non aspettatevi equilibrio, ogni volta che scriverò di Robert Wyatt, uno dei 4-5 musicisti più influenti dell’ultimo trentennio del Ventesimo secolo (nonché comunista in Inghilterra).

Questa raccolta di 7 canzoni, alcune uscite su 45 giri, non rientra fra i suoi capolavori, ma contiene numerosi squarci di struggente bellezza: penso alle sussurrate parole di Memories of You (Eubie Blake) e all’omaggio al Monk di Round Midnight; la versione di Biko è più intima e meno epica (Peter Gabriel l’ha molto apprezzata), Te recuerdo Amanda avrebbe commosso Victor Jara, la dolcissima Yolanda mi fece conoscere il cubano Pablo Milanès, Amber and Amberines (Hopper) parla del colpo di stato con cui Reagan rovesciò il legittimo governo di Grenada; infine, Shipbuilding, sulla guerra coloniale nelle isole Malvine, mi sembra persino più intensa di quella di Costello.

Canzoni di altri, segnate da un forte impegno politico, in un momento difficile della parabola artistica del fondatore di Soft Machine e Matching Mole.
Wyatt fa tutto da solo: strumentazioni scarne, pianoforte e tastiere a sostituire l’amata batteria, e la voce… la voce dovete ascoltarla, e vi sorprenderete a chiedervi come mai la reputazione di questo fenomenale musicista sia rimasta confinata in ambienti tanto ristretti.

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