Devil. Gli ultimi giorni, Bendis, Mack, Janson, Sienkiewicz e Maleev

Brian Michael Bendis torna a scrivere del Diavolo Rosso e lo fa insieme a David Mack in una saga in otto puntate, illustrate da alcuni dei migliori disegnatori della Marvel, autori determinanti per l’immagine grafica di Devil e del suo mondo. Le copertine di Maleev sono magnifiche, le “variant” di Mack non sono da meno, Janson e Sienkiewicz esibiscono una varietà di tecniche e strumenti, sulle loro pitture occorre soffermarsi lungamente, per non perdere dettagli significativi.

«Daredevil: End of Days» è una pietra miliare, un atto conclusivo che (non senza forzature e incoerenze) apre a un nuovo inizio. Lo fa con un’acuta riflessione sul ruolo del supereroe, su come è mutato nel tempo, sulla sofferenza masochistica che sta nel suo destino: un circolo vizioso di dolore e colpa, redenzione e risentimento. Nel mondo in cui si muove Urich (fuori dalla continuity marvelliana, ma sarebbe meglio dire oltre), la carta stampata sta morendo e molti supereroi sono a loro volta scomparsi (morti o dietro nuove identità). L’omaggio all’esordio cinematografico di Orson Welles lascia un analogo retrogusto di frustrazione, per una verità inafferrabile. Non meno evidente è l’omaggio al Devil di Frank Miller, quello che portò la figura di Ben Urich ben oltre lo status di caratterista.

Al termine di un brutale, selvaggio combattimento nelle strade di Hell’s Kitchen, Bullseye uccide Devil, ormai senza maschera. Subito prima di morire, Matt Murdock pronuncia una parola: “Mapone”. Il mortale combattimento è stato ripreso da decine di dispositivi video, nessuno ha mosso un dito per salvare Devil.

Chi racconta i fatti è Ben Urich, il miglior reporter investigativo del Daily Bugle, il quotidiano diretto da J.J. Jameson, all’ultima settimana di vita cartacea. Legato da una profonda amicizia con Murdock, anzi da un profondo debito di riconoscenza, Urich non vorrebbe scrivere della sua morte, ma quella parola misteriosa (Mapone) diventa la sua Rosebud. Incasella la vita di Matt Murdock in due concetti essenziali: la legge e la giustizia. Fra tanti nemici, spicca Kingpin, “il punto verso cui convergeva l’inferno di questa città”.

Devil riuscì a sconfiggerlo e a fargli abbandonare New York, “reclamò Hell’s Kitchen per sé”, non prevedendo che il supercriminale potesse chiudere un patto scellerato con “i federali”. Ne derivò lo scontro più sconvolgente, al termine del quale si verificò la fine del tabù: “gli eroi non uccidono” dice Urich al figlio Timmy. Invece, Devil uccide Kingpin. Supera il limite che non aveva mai superato. E scompare…

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