YS, Il Balletto di Bronzo, Polydor, 1972 – 6

LA PUNTINA SUL VINILE 24.

Prendendo le mosse da una leggenda celtica, «YS» racconta la sorte dell’ultimo uomo rimasto sulla Terra, il suo vagare disperato alla ricerca di altri sopravvissuti.
Mentirei se dicessi di averlo capito da solo: tramite Google ho scoperto che i testi sono ispirati a un racconto medievale francese («L’Histoire d’Ys»).
Il canto non serve a raccontare una storia, ma a rafforzare certe atmosfere, scaturite dall’organo elettrico e da strumenti inusuali per una rock band (spinetta, celeste, clavicembalo).

Opera rock in cinque movimenti, e ultimo album del Balletto, vi suonavano Gianni Leone (voce e tastiere), Vito Manzari (basso), Lino Ajello (chitarra) e Giancarlo Stringa (batteria); fra le voci del coro, quella di Giusy Romeo (poi nota come Giuni Russo).

Leone era il leader, era lui a stabilire la direzione di marcia, quale equilibrio cercare fra le sonorità classicheggianti e un rock assai vicino all’hard. Fra le scarne note di copertina sta scritto che parole e musiche sono di Nora Mazzocchi, iscritta alla Siae: in realtà le musiche sono di Leone e i testi di Daina Dini.

Penso di aver comprato il disco per un’insondabile, istintiva simpatia verso il “progressive” italiano; forse la spinta decisiva mi venne da una bella recensione.

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One Response to YS, Il Balletto di Bronzo, Polydor, 1972 – 6

  1. Uno dei dischi più ostici del prog italiano, forse troppo.

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