Lisztomania, Rick Wakeman, A&M 1975 – 6

LA PUNTINA SUL VINILE 25.

Barocchismi a raffica, per un cocktail micidiale: le rapsodie ungheresi di Franz Liszt shakerate con gli esercizi di stile di Wakeman (Hibernation, l’incubatore di un inno nazionale), con una dose di Wagner e una scorzetta rock derivante dalla romanticissima voce di Roger Daltrey (Orpheus Song, Love’s Dream, Funerailles, Peace at Last), riccioluta popstar anche cinematografica, reduce da «Tommy».

Sono gli anni in cui Rick Wakeman e Keith Emerson si dividono il ruolo di miglior tastierista rock del mondo. Ma qui è David Wilde a suonare il pianoforte, mentre la National Philarmonic Orchestra gonfia le partiture, offrendo a Ken Russell il pomposo accompagnamento alla sua giostra chiassosa e libertina, riflessione sul divismo come formula per oltrepassare la mortalità, al di là del bene e del male. Forse il film più stroncato della sua carriera (avrei voglia di rivederlo).

Centovent’anni prima dei Beatles, Heinrich Heine coniò il termine “Lisztomania” per descrivere l’isteria di massa suscitata dal compositore e pianista ungherese; le donne gridavano e svenivano, cercavano di strappargli i capelli, tenevano sul seno gli stoppini scartati dei suoi sigari.

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