Strange Days, The Doors, Elektra 1967 – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 27.

Voce di Jim Morrison, tastiere e marimba di Ray Manzarek, chitarre di Robby Krieger, batteria di John Densmore (senza dimenticare Douglas Lubahn, al basso).

Avevano pubblicato l’album d’esordio a gennaio, ma i Doors sentivano di dover dire molte altre cose, e a settembre ecco il secondo lp, dieci tracce compatte e variegate, con nove “canzonette” da tre minuti o meno e la conclusiva suite di When the Music’s Over (11’), una specie di secondo tempo del diario introspettivo aperto da The End, meno tragico forse, ma non meno malinconico e desolato.

Prodotto da Paul Rothchild, con una foto di giocolieri circensi scattata da Joel Brodsky a comporre la busta di copertina, Strange Days non possiede hit epocali, singoli trascinanti, ma vari momenti sprigionano una luce intensissima: in You’re Lost Little Girl, il ventiquattrenne Morrison porta la voce a inusitati livelli di dolcezza; Love Me Two Times (dalle chiare inflessioni blues) e Moonlight Drive (una delle primissime canzoni scritte da Morrison, nel ’65) gli offrono l’opportunità di percorrere strade meno asfaltate.

Lungo linee melodiche quasi beatlesiane, sviluppate da Manzarek e Krieger con notevole abilità, People Are Strange consente al leader di farci capire quanto già si sentisse estraneo all’umanità circostante.

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6 Responses to Strange Days, The Doors, Elektra 1967 – 8

  1. Mauro D'Alo' says:

    Per me è impossibile parlare dei DOORS in maniera obiettiva, troppo hanno segnato la mia adolescenza, troppo ho “viaggiato” con la loro psichedelia-blues, troppo l’organo farfisa e la voce di Morrison hanno cullato le mie orecchie….grande rispolvero caro Rudy….io preferisco leggermente il primo, e tolto SOFT PARADE abbastanza deboluccio, il resto è uno spettacolo, soprattutto l’ultimo L.A.WOMAN cupo e struggente, con la voce di Morrison talmente ormai impastata dagli abusi, da essere davvero vicino alla morte….

    • Rudi says:

      Per me questo è l’album migliore, ma non ha i picchi dell’esordio di L.A. Woman. La mia “formazione” è molto più inglese che americana, ma al Père Lachaise sono andato, eccome.

  2. rugherlo says:

    Al pere lachaise sono stato due volte: da ragazzino d da adulto.
    Jim Morrison unico vero idolo della mia gioventù (insieme a spillo altobelli)

  3. Mauro D'Alo' says:

    Vorrei aggiungere una cosa….il film di Oliver Stone su Jim Morrison all’epoca, visto al cinema, mi deluse profondamente, forse mi aspettavo troppo….poi sinceramente non l’ho più rivisto…Rudy vorrei un tuo parere sul film…che ne dici?

  4. grande album, anche se morrison hotel è il mio preferito. aggiungo che (mi pare) nel 2011 andai a pistoia blues per vedere (oltre al grande lou reed) ray manzarek e robbie krieger. serata indimenticabile, da brividi.

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