Il minuto di silenzio, Gigi Garanzini per Mondadori (2017)

Ecco uno di quei libri che, a esserne capace, avrei voluto scrivere io. Per la qualità di scrittura, innanzitutto. E poi per la semplicità dell’idea di partenza, debitrice degli “splendori e miserie” di Galeano e dalla Spoon River di Masters.

Garanzini compone una carrellata di 135 ritratti, affettuosa, devota, malinconica e intrisa di nostalgia, “una semplice passeggiata della memoria, coltivata negli anni e immaginata con un centinaio di garofani rossi” da collocare accanto a personaggi che “dormono sulla collina”. Ci dice trattarsi di ritratti da un minuto, “due-tre nel caso dei personaggi più straripanti”, e questa è l’unica, piccola bugia. Perché nessun personaggio si legge in un minuto. Troppo elevata è la densità letteraria per uno scorrimento così frettoloso.

L’aggettivo più appropriato per Garanzini? Elegante. Questi ritratti hanno un andamento sincopato, con fulminanti accelerazioni finali. Per esempio, Renato Cesarini (1906-1969): “E la famosa zona-Cesarini? Un suo gol in maglia azzurra all’Ungheria nel dicembre del ’31, all’ultimo minuto. Come ricordare Simenon per una cartolina che un giorno spedì dal Quai des Orfèvres”. Oppure, Vujadin Boškov (1931-2014): “«Rigore è quando arbitro fischia». In cinque parole, un trattato di filosofia sportiva e di rassegnata ironia che compendia rigori ineccepibili e rigori regalati, e fa giustizia preventiva di ogni genere di escandescenza”. Ancora, Obdulio Varela (1917-1996): “Ogni volta che in uno stadio si leva il coro «un capitano c’è solo un capitano» ritmato a tempo di Guantanamera, il pensiero dovrebbe correre a Obdulio Varela. El capitán”.

Non meno precisi, arrivano a bersaglio alcuni incipit. Su Luisito Monti (1901-1983): “La prima finale della storia dei Mondiali la perse con la maglia dell’Argentina. La seconda la vinse con indosso quella dell’Italia. Non è mai più accaduto a nessuno”. Cochi Sentimenti (1920-2014): “Ai tempi in cui era il capoccione in persona a raccomandar di donare figlioli alla patria, Arturo e Augusta Sentimenti, di Bomporto provincia di Modena, ne misero al mondo nove. Cinque dei quali divennero calciatori, nemmeno l’appello del duce fosse stato controfirmato dalla FIGC”. Felice Levratto (1904-1968): Se parliamo di citazioni in musica è andata meglio al Pepe Schiaffino, per via della genialità di Paolo Conte. A lui toccò il Quartetto Cetra – oh, oh, oh, che centrattacco – che poi Levratto proprio centrattacco non era, ala mancina semmai: ma le reti, quelle sì le sfondava per davvero”.

I calciatori costituiscono la grande maggioranza, ma ci sono anche allenatori (Aragonés, Bearzot, Busby, Chapman, Herrera, Lobanowski, Michels, Ormaetxea, Pozzo, Ramsey, Scoglio, Scopigno, Valcareggi, Batteux, Tito Vilanova, Weisz… e altri che hanno giocato ad alti livelli), giornalisti e scrittori (Ameri, Brera, Carosio, Ciotti, Della Pergola, Hanot, Beppe Viola, Arpino, Mario Filho, Galeano), dirigenti (Dall’Ara, Franchi, Peronace, Rimet), e persino arbitri (Aston, Langenus, Lo Bello, Mercet).

L’omaggio più divertente? Benito Lorenzi (1925-2007). Il più epico? Silvio Piola (1913-1996). Il più emozionante, almeno per un bolognese? Giacomo Bulgarelli (1940-2009). Il più lirico? Valentino Mazzola (1919-1949). E almeno un paio di ritratti sono autentici capolavori, da leggere e rileggere: Gaetano Scirea (1953-1989) e Adolfo Pedernera (1918-1995).

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2 Responses to Il minuto di silenzio, Gigi Garanzini per Mondadori (2017)

  1. willerneroblu says:

    Grande segnalazione Rudi,Garanzini uno dei pochi giornalisti sportivi nel vero senso della parola!!!

  2. Pingback: Garanzini su Scirea e Pedernera | RUDI

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