Lord of the Rings, Bo Hansson, Charisma 1972 – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 28.

Ecco un vertiginoso tuffo nel passato, a cavallo fra la fine delle scuole medie e l’inizio del liceo.

Non amo il fantasy, non ho mai letto Tolkien (ma trent’anni dopo sarei rimasto impressionato dalla favolosa messinscena di Peter Jackson), però trovai ammalianti queste sonorità, che evocavano grandi foreste e grandi silenzi, leggende e misteri immersi nel lattiginoso crepuscolo nordico.

Per un breve periodo, lo svedese Bo Hansson acquisì una certa fama, gli fu appiccicata l’etichetta di “Mike Oldfield scandinavo”. Suonava l’organo e il moog, la chitarra e il basso, e si faceva accompagnare da Rune Carlsson (batteria), Gunnar Bergsten (sax), Kenny Hakansson (chitarre) e Sten Bergman (flauto). Questo è il suo quarto album: qualcosa di più di un omaggio a Tolkien, il tentativo di rinverdirne le atmsofere.

È sorprendente la sua capacità di passare dai toni intimisti a quelli epici, i miei momenti preferiti sono i finali di entrambi i lati di questo album esclusivamente strumentale: tracce di folclore e di sperimentalismo sinfonico (Bartok, Sibelius) si innestano su un’elettronica tenue, melodicamente suggestiva, che non riascoltavo da chissà quanto e che pure mi è rimasta nella memoria.

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