Eravamo quasi in cielo, Gianfelice Facchetti al Tertulliano di Milano fino al 21

Una voce, qualche luce, tre strumenti a fiato, un paio di sagome, gesso, freccette e una dozzina di figurine: Gianfelice Facchetti parte da questa parsimonia di mezzi espressivi per proporre uno spettacolo ben più stratificato. Sceglie una storia, una storia poco conosciuta, e la racconta con il punto di vista di uno dei protagonisti: Ottavio Barbieri, più che un allenatore, l’autentico artefice del progetto calcistico spezzino del 1943-44.

Facchetti scommette sull’attualità di quella storia. Sul fatto che si può voler continuare a giocare a calcio comunque: siano le bombe della Seconda guerra mondiale o gli attentati dell’Isis. E che questa volontà, ingenua e infantile, non sia una fuga dalla realtà, e anzi sprigioni una meravigliosa forza vitale, un desiderio di migliorarsi e di porsi traguardi. Fosse pure un mondo nuovo, o almeno battere il Grande Torino di Pozzo, Piola e Valentino Mazzola.

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One Response to Eravamo quasi in cielo, Gianfelice Facchetti al Tertulliano di Milano fino al 21

  1. willerneroblu says:

    Veramente una bella persona,purtroppo lasciato poi solo a difendere in questo dannato paese, una leggenda venerata nel mondo,cose che accadono solo in Italia!!!

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