Gli amori di una bionda [Lásky jedné plavovlásky] – Miloš Forman, 1965 [cine20] – 8

L’ho visto nell’inverno 1980, subito dopo «Hair», e corteggiavo una ragazza bionda. Ora che è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna, mi è venuto spontaneo confrontare i vaghi ricordi con la visione di un film che mi è arrivato quasi nuovo.

Forman veicolava la stessa ironia che traspare dalle pagine di connazionali come Kundera e Hasek. Un tono da commedia triste, rivolto innanzitutto verso se stessi. Quasi non si capacita della forza di sopportazione di un popolo che ne ha viste tante (e appena tre anni dopo avrebbe conosciuto i carrarmati russi e il sacrificio di Jan Palach).

Alla catena di montaggio di una fabbrica di scarpe sono impiegate 2000 donne di sedici, venti, trent’anni. Mancano gli uomini, il direttore della fabbrica cerca di portare lì una guarnigione di soldati, ma il ministero è subdolo… Andula (Jana Brejchová) è una giovane operaia che insegue l’amore o almeno un po’ di sogni, dovendo fare i conti con un grigiore desolante. Non è affatto stupida, ma le viene naturale credere alle promesse di Milda (Vladimír Pucholt), un ragazzo più grande e intraprendente, non fosse altro perché fa il musicista e vive a Praga, e non in un oscuro villaggio industriale. Milda dice a Andula che il suo corpo nudo gli ricorda una chitarra, ma una di quelle di Picasso, e chissà se è un complimento. Lei prende alla lettera l’invito ad andare a trovarlo, e la dimensione comica si amareggia nel breve rapporto della ragazzina con la gelosissima madre di Milda.

Certe atmosfere rimandano al cinema di Ermanno Olmi: penso a «Il posto», all’ingenuo corteggiamento di un ragazzo di campagna a una ragazza appena conosciuta. Esitazioni, timidezze, scoperta dell’altro (e di sé): la tragedia può essere subito dietro l’angolo, Andula sa sopportare le delusioni, ma i tagli sui polsi rivelano qualche pensiero suicida.

Nominato agli Oscar come miglior film straniero, grazie anche alla Fotografia di Miroslav Ondrícek, «Gli amori di una bionda» chiude la prima fase della carriera di Forman, avviandolo verso il successo planetario.

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2 Responses to Gli amori di una bionda [Lásky jedné plavovlásky] – Miloš Forman, 1965 [cine20] – 8

  1. Luigi Baragiola says:

    I medesi sono gente malvagia (abito a tre km).
    Pensavano ai SUV gia’ nel ’61 per re-investire i loro guadagni fatti coi mobili (numeri uno al Mondo per frequntazioni , capacita’ produttive e manageriali).
    Molti abitanti del Principato di Monaco sono di Meda.
    Di campagna non c’era l’ombra gia’ nei primissimi anni sessanta.
    Il pendolarismo verso Milano continua tuttora, anzi e’ andato vieppiu’ aumentando.

  2. sunny70blog says:

    Bella recensione. In alcune scene, l’ironia da malinconica diventa sferzante, penso ai dialoghi tra i soldati, alla moralità di partito imposta nella scuola delle operaie. Affiorano l’antiautoritarismo, la libertà, l’avversione al conformismo, che esploderanno nei suoi film più celebri.

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