Revisionando Twin Peaks (13)

La seconda serie si apre con due episodi diretti da Lynch con un salto di qualità nel tono orrorifico. Si ricomincia dalla scena su cui si era chiusa la prima serie: gravemente ferito sul pavimento della sua stanza (la 315 del Great Northern Hotel), l’agente Cooper ha una visione in cui un gigante gli fornisce tre criptici indizi: “c’è un uomo in un sacco che sorride”, “i gufi non sono quello che sembrano” e “senza medicine lui è perduto”.

Dopo l’incendio alla segheria si sono perse le tracce di Catherine, i più pensano sia morta nel rogo; Shelly è in ospedale per la grave intossicazione da fumo; nello stesso ospedale sta Leo, in coma per il colpo di pistola ricevuto da Hank Jennings su commissione di Benjamin Horne.
Si sono perse le tracce anche di Josie Packard: ha lasciato una lettera in cui dichiara di essere partita per motivi di lavoro.
Dalla sera alla mattina, i capelli di Leland Palmer – che ha soffocato Jacques Renault nel suo letto d’ospedale – si sono fatti bianchi.
A fine giornata, la visione del gigante riappare a Cooper; gli dice che c’è solo una persona che ha visto il terzo uomo che ha ucciso Laura, e questa persona è pronta a parlare.
In quel momento, Ronette Pulasky si riprende dal coma.
Rivive la terribile scena del massacro di Laura, rivede il suo volto sfigurato, diabolico, e poi quello dell’assassino: Bob… Ronette non è ancora in grado di parlare, ma reagisce agli stimoli visivi, e scatta sul letto come un’invasata rivedendo l’identikit di Bob.
Anche Maddy, la cugina bruna di Laura, comincia ad avere visioni di Bob.

Leo Johnson è ridotto a un vegetale: Bobby Briggs consiglia a Shelly di tenerlo in casa con sé, per riscuotere il ricco assegno di invalidità e “vivere da signora”.
Il maggiore Briggs, padre di Bobby, esce dal cono d’ombra in cui era finora rimasto per informare Cooper di misteriosi segnali elettronici captati nello spazio: “spazzatura cosmica” incomprensibile, a parte la frase “I gufi non sono quello che sembrano”. (13, segue)

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