Trentacinque secondi ancora, Lorenzo Iervolino, 66thA2nd, 2017

Nato nell’81, 13 anni dopo il gesto di Città del Messico, Iervolino atterra a San José, California, a fine aprile 2016. Si è lungamente documentato, è entrato in empatia con Tommie Smith e John Carlos, descrive le ricerche preliminari, le suggestioni accumulate, la preparazione ad alcuni incontri. Attinge largamente alle autobiografie pubblicate dai due atleti; vi aggiunge l’intervista con Harry Edwards e le notizie recuperate da Alfonso De Alba, l’ex dirigente scolastico a cui si deve la costruzione della grande statua dedicata a Smith e Carlos nel campus di San José.

Di fotografie del podio dei 200 metri di Città del Messico ne circolano moltissime; in alcuni casi, la terza figura – il bianco che ha vinto l’argento – è semplicemente tagliata dall’inquadratura. L’autore della fotografia più celebre, quella dalla composizione perfetta, che congela l’attimo fatale, l’ha scattata John Dominis, fotoreporter di «Life», sorpreso dall’evento come chiunque altro.

Negli interminabili minuti della premiazione e soprattutto sul podio, i due afroamericani avevano il timore di venire assassinati da un cecchino: come JFK, Malcolm X, il reverendo King.

Tommie è il settimo di dodici figli; i genitori coltivavano la terra ad Acworth, minuscola frazione di Clarksville, Texas. Erano poverissimi.
John cresce a Harlem, ha due fratelli maschi e una femmina; organizza spettacolini di canto, tamburi e tip tap, una volta Fred Astaire gli allungò un dollaro d’argento.
Il libro descrive la lenta presa di coscienza politica dei due ragazzi, entrambi vengono da famiglie che non votano alle elezioni. Quella di Smith è decisamente più povera, ma entrambi avevano potuto studiare solo grazie alle grandi prestazioni sportive. Tommie Smith “era arrivato fino all’università spinto dalla voglia di vincere, affamato di applausi e approvazione che aveva trovato solo nello sport. E più di ogni altra cosa, su una pista di atletica”.

Iervolino ha il merito di ricostruire il clima che portò al divampare del Progetto Olimpico per i diritti umani, anticamera del gesto compiuto sul podio di Città del Messico, che costò assai caro a tutti e tre i protagonisti.

16 ottobre 1967; ore 20.07, lo starter.

307 è il numero sulla pettorina di Tommie Smith, 111 quello di Peter Norman, 259 quello di John Carlos. Mercoledì 16 ottobre 1968 la finale olimpica e la premiazione; venerdì 18 l’espulsione dalla squadra e dal Villaggio olimpico; lunedì 21 il rientro a San José.

Alle 20.41 escono per la premiazione, dal tunnel al podio occorrono 35 secondi… Le medaglie vengono consegnate da Lord David Burghley. Su come venne presa la decisione di effettuare la protesta sul podio, Iervolino prima accredita la versione di Tommie Smith, poi quella di Norman, infine quella di Carlos. Sono diverse: sfumature, retroscena di un gesto storico il cui senso era e rimane inequivocabile. Ma che tanti, troppi, non conoscono.

Al solito, magnifiche la grafica e la copertina di Guido Scarabottolo.

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4 Responses to Trentacinque secondi ancora, Lorenzo Iervolino, 66thA2nd, 2017

  1. denny says:

    Mi dispiace un po’ che nella scultura manchi il secondo arrivato ricordo di aver letto la sua storia anche lui ha avuto conseguenze x la solidarietà data a Smith e Carlos e loro lo hanno ricordato andando anche al suo funerale

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