Revisionando Twin Peaks (8)

«Twin Peaks» ottiene uno straordinario successo perché è una soap opera diversa da tutte le altre, divertente e raccapricciante, melodramma eccessivo che spinge sul grottesco e sconfina sull’horror.
Ogni puntata è stracolma di cinema.

Laura Palmer e la cugina-sosia Madeleine Ferguson sono interpretate dalla stessa attrice (Sheryl Lee); di diverso, i due personaggi hanno il colore dei capelli. Madeleine era anche il nome di Kim Novak nel «Vertigo» (La donna che visse due volte) di Hitchcock.
Stilisticamente, uno dei riconosciuti punti di ispirazione visuali è la scena iniziale di «Shining», il colloquio in cui Jack Nicholson accetta il lavoro di custode per l’inverno nell’Overlook Hotel.

L’assicuratore che porta la polizza sulla vita a Catherine, facendole capire che qualcuno sta complottando per ucciderla, si chiama Nef, come l’assicuratore de «La fiamma del peccato», capolavoro noir del 1944, diretto da Billy Wilder e interpretato da Fred MacMurray.
Guardare il mondo da una prospettiva diversa, è la tecnica investigativa che Cooper si sforza di praticare. Ha qualcosa in comune con la scena che apre «Velluto blu», quando la cinepresa stringe su un dettaglio incongruo rispetto all’erba ben rasata di una tipica villetta a schiera americana: in mezzo all’erba, coperto dalle formiche, sta un orecchio mozzato.

In «Velluto blu» – è Lynch a dirlo – “Norman Rockwell incontra Hieronymus Bosch”: la provincia idilliaca del Sogno Americano nasconde una patina di orrore. (8, segue)

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