Still, Pete Sinfield, Manticore 1973 – 5

Paroliere dei primi King Crimson e produttore dei primi Roxy Music, Sinfield pubblica questo album a trent’anni, subito prima di dedicarsi alla PFM, che sta organizzando lo sbarco in America con la stessa etichetta degli EL&P.

Pare sia sua l’invenzione del nome King Crimson, sinonimo di Beelzebub, principe dei demoni; sarebbe una forma anglicizzata dell’espressione araba B’il Sabab (“l’uomo con uno scopo”), oppure proviene dall’ebraico Ba’al-z’bub (“il signore delle mosche”).

Registrato al Command Studios di Londra, l’album distilla un pop sinfonico infarcito di lunghi testi fiabeschi e malinconici, per colorare i quale Sinfield chiama a raccolta un plotone di amici famosi, fra cui Greg Lake, Boz Burrell, Mel Collins, Chris Pyne, Keith Tippet, John Wetton e Ian Wallace.

D’indole crepuscolare, queste nove incisioni hanno il tratto della delicatezza (strumentale e degli arrangiamenti), ma molte canzoni mi arrivano esangui, la voce non si impone, e resto perplesso davanti a certe deviazioni jazz, prive della necessaria energia. The Song of the Sea Goat, The Night People e Envepoles of Yesterday mi sembrano i momenti migliori di un esordio che non avrà seguito.

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