Fuori tempo, Massimo

Era proprio inevitabile la scissione?
«Inevitabile e persino tardiva. Bisognava farla prima: era matura già con il Jobs act. Tutta l’ ispirazione politica renziana è contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non è stato che il revival del berlusconismo».

Non le pare di esagerare?
«Meno tasse per tutti. Bonus. Abolizione dell’ articolo 18. Financo il ponte sullo Stretto. Mi stupisco che Berlusconi non si rivolga alla Siae per avere i diritti d’ autore. E per due anni e mezzo si è paralizzato il Parlamento per una riforma costituzionale confusa, spazzata via dal popolo; e per una legge elettorale incostituzionale, frutto di un mix di insipienza e arroganza».

L’intervista a Massimo D’Alema di Aldo Cazzullo per il “Corriere della Sera”

Massimo D’ Alema, valeva la pena fare tutto questo per fondare un partitino del 3%?
«Ognuno deve fare quello che corrisponde ai propri valori. Meglio prendere il 3% a favore di ciò che si ritiene giusto che il 20 a favore di ciò che si ritiene sbagliato. E comunque io credo che lo spazio a sinistra del Pd sia molto più grande».

Era proprio inevitabile la scissione?
«Inevitabile e persino tardiva. Bisognava farla prima: era matura già con il Jobs act. Tutta l’ ispirazione politica renziana è contraria ai valori della sinistra e prima ancora agli interessi del Paese. Il renzismo non è stato che il revival del berlusconismo».

Non le pare di esagerare?
«Meno tasse per tutti. Bonus. Abolizione dell’ articolo 18. Financo il ponte sullo Stretto. Mi stupisco che Berlusconi non si rivolga alla Siae per avere i diritti d’ autore. E per due anni e mezzo si è paralizzato il Parlamento per una riforma costituzionale confusa, spazzata via dal popolo; e per una legge elettorale incostituzionale, frutto di un mix di insipienza e arroganza».

Alla Siae il copyright dell’ arroganza è suo.
«No. Io posso essere arrogante con i prepotenti; non mi permetterei mai di esserlo con l’ interesse del Paese. Renzi ha imposto una legge elettorale solo per la Camera, dando per scontato che il Senato venisse abolito. Ora siamo alla vigilia delle elezioni e la legge elettorale non c’ è. Il fallimento del renzismo non potrebbe essere più totale; ma nessuno ha il coraggio di scriverlo, per non fare la fine di Campo Dall’ Orto».

Si lavora a un accordo sul modello similtedesco.
«Un vero maggioritario, sul modello del Mattarellum, lo avremmo apprezzato. Ma in commissione è stata approvata una legge escogitata dal senatore Verdini, che con il Mattarellum non ha nulla in comune. Si vota con un’ unica scheda, su cui tutti i partiti presentano il loro simbolo; però collegio per collegio possono decidere di presentare anche un candidato. Una legge immorale, che genera accordi di potere di natura notabilare, ricatti, condizionamenti: in venti collegi do via libera a Verdini, ad Alfano garantisco che nessuno si presenterà contro di lui ad Agrigento Questo nella tradizione italiana si chiama trasformismo. Torniamo all’ età giolittiana senza Giolitti, ma con tanti piccoli Depretis».

Perché ce l’ ha tanto con Verdini?
«Sono i magistrati che ce l’ hanno con lui, non io. È un uomo intelligente. Renzi si è scelto un consigliere di qualità: un professionista. Che però non esprime l’ idea di rinnovamento del Paese cui penso».

Renzi e Berlusconi trattano sul proporzionale con sbarramento al 5%.
«Rispetto a un pastrocchio, meglio una soluzione europea; ma il vero modello tedesco avrebbe bisogno di modifiche costituzionali, come la sfiducia costruttiva».

Oggi a sinistra del Pd ci sono tre partiti: il vostro, quello di Pisapia e quello di Vendola. Vi metterete insieme?
«C’ è molto altro. Ci sono i comitati per il No di Zagrebelski, c’ è un pezzo importante di società civile, il mondo del cattolicesimo democratico. Sono forze che devono unirsi in un’ alleanza per il cambiamento, aperta a tutti quelli che vogliono dare vita a un programma di centrosinistra».

Quanto potrebbe prendere questo nuovo partito?
«L’ alleanza per il cambiamento ha una potenzialità che va molto al di là della somma delle singole forze. Dovrebbe nascere da un processo costituente, attraverso la rete e una serie di assemblee, con una grande consultazione programmatica. E dovrebbe comportare elezioni primarie sia per l’ indicazione dei candidati (un punto forte dell’ intesa Berlusconi-Renzi è il mantenimento delle liste bloccate), sia per la scelta di una personalità che guidi questo processo».

Pisapia?
«Chiunque sia deve essere scelto dai cittadini. Io non sono candidato».

È una fortuna, visto che Renzi non vuol fare accordi con un partito in cui ci sia anche lei.
«Il suo modo dilettantesco di governare ha creato danni enormi al nostro Paese. Che piaccia o no a Renzi, D’ Alema c’ è: se ne faccia una ragione. L’ Italia ha bisogno di una svolta profonda e di una nuova politica economica, incentrata sugli investimenti. Siamo l’ unico Paese che la commissione europea critica da sinistra, chiedendoci di rimettere l’ imposta sulla prima casa almeno ai ricchi».

Ma ha risposto di no Padoan, uomo un tempo a lei vicino.
«Il primo a dire di no è stato Renzi; Padoan si allinea, e mi rattrista. Renzi si è convinto che, declinando Berlusconi, il vero compito del Pd fosse eliminare la zavorra a sinistra e occupare il centro del sistema. Il messaggio era: vi porto al potere e ci resteremo vent’ anni. Ecco il grande miraggio che ha sedotto un intero ceto politico».

Compresi quasi tutti i dalemiani.
«E con questo?».

Forse in Renzi c’ è qualcosa anche di D’ Alema. Pure lei voleva superare l’ articolo 18 e si scontrò con Cofferati .
«Proposi due anni di franchigia per le aziende che crescessero oltre i 15 dipendenti. Un’ idea intelligente, che a regime non avrebbe ridotto ma esteso le tutele per i lavoratori. Il problema dell’ Italia non è la flessibilità del lavoro, garantita fin dalle norme Treu. Il problema è la scarsa produttività. La precarizzazione non lo risolve; lo aggrava».

Se Renzi è un tale disastro, perché ha stravinto le primarie?
«Perché non ha detto la verità sul suo progetto: allearsi con Berlusconi. Del resto, il suo modello è House of Cards , e uno dei cardini della sua politologia è non dire la verità. Ma l’ ammucchiata di forze “responsabili” mi ricorda più Razzi e Scilipoti che Moro e Berlinguer. Una parte secondo me maggioritaria del Pd vuole il centrosinistra. Il “Renzusconi” non mi pare molto popolare, anzi tirerà la volata a Grillo».

Bersani con Grillo vorrebbe dialogare.
«La gente vota Grillo non perché è impazzita, ma perché è indignata dalle ingiustizie: se non paghi il mutuo ti portano via la casa; ma se un imprenditore non restituisce il miliardo che ha avuto in prestito non perde nulla, e le banche vengono ricapitalizzate con il denaro dei contribuenti. Nell’ ambito di una ricerca il 28% dell’ elettorato dei Cinque Stelle si è detto di sinistra; ma dichiara di votare Grillo perché la sinistra non c’ è più».

Cinque Stelle costola della sinistra?
«Stiamo lavorando per offrire agli elettori una proposta alternativa di sinistra. Ma, attenzione: i 5 stelle non sono percepiti come il Front National. Marine Le Pen non ha sfondato grazie a Mélenchon, che ha intercettato parte del voto operaio. Se uno vede la Torino della Appendino e del trionfo del Salone del libro, non gli viene in mente il fascismo».

Meglio Grillo di Renzi?
«Né Grillo, né Renzi. Noi vogliamo offrire al Paese un’ altra scelta».

Anche lei è favorevole al reddito di cittadinanza?
«Parlerei di reddito di inserimento: una formula più selettiva e più sostenibile. Ma il messaggio rivolto alla parte più debole del Paese è importante. Nel dopoguerra non si era mai visto un tale livello di disuguaglianza sociale. Cinque milioni di italiani non sanno se domani avranno da mangiare. Altri rinunciano a curarsi perché non possono pagare i superticket; infatti l’ aspettativa di vita decresce. E il governo ha stanziato il bonus libri per tutti i diciottenni, compreso il figlio del professionista; che i libri se li può comprare, oppure leggere nella biblioteca di papà. In queste condizioni, come stupirsi se la gente vota Cinque Stelle? Dobbiamo offrire un’ alternativa a chi vuole esprimere un voto di protesta o astenersi».

Che idea si è fatto del caso Boschi?
«Si dovrebbe fare la commissione d’ inchiesta sulle banche, quella che il Pd dice di volere ma in realtà boicotta. Conoscendo de Bortoli, sono incline a pensare che la sua versione sia vera. Se Ghizzoni la confermerà, la Boschi dovrebbe andarsene. Mi domando se non si configurino un abuso di potere e un reato ministeriale».

I renziani le ricordano spesso l’ acquisizione di Banca 121 del suo protetto De Bustis da parte del Monte dei Paschi.
«Io non ci sono entrato per nulla. Trovino un dirigente Mps che dica che io chiesi di comprare quella banca, peraltro molto performante. De Bustis lo conosco; ma non è mio padre. Non siamo neanche parenti».

È vero che il suo partito farà cadere Gentiloni se reintroduce i voucher?
«I voucher sono stati aboliti per evitare il referendum; ora li si vuole reintrodurre per decreto. Come definire una condotta del genere, se non come il gioco delle tre carte?».

Come sta governando Gentiloni?
«Meglio di Renzi; ma non ci voleva molto. Ci è stato detto che dovevamo turarci il naso e votare Sì al referendum perché Renzi era insostituibile. Renzi è andato via e non c’ è stato il diluvio. In realtà siamo tutti sostituibili, compresi Renzi e Gentiloni. Considerata la qualità del governo del Paese, non è difficile pensare che possano essere sostituiti in meglio».

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36 Responses to Fuori tempo, Massimo

  1. Sara says:

    Il male assoluto.

  2. francesco says:

    Chissà se compra ancora le scarpe a Londra

    Con Grillo ha in comune la passione per il mare e l’intestazione della barca ad una società

  3. Rudi says:

    Sara e Francesco: avrei scommesso una cifra sul tono vostro commento. Nessun problema se lo disprezzate tanto quanto l’avevate amato, ma di tutti i ragionamenti che fa nell’intervista, possibile non ve ne sia nemmeno uno che vi fa riflettere?

    • francesco says:

      amato? amato? colui che istituzionalmente agisce da sempre per proprio tornaconto personale? che ha fatto cadere l’unica speranza di sinistra di governo in questo paese? che oggi è contro Renzi solo perchè Renzi non lo ha nominato commissario UE? D’Alema assieme a Bertinotti rappresenta il motivo per cui la sinistra ha avuto credibilità contenuta in questo paese. D’Alema mi faceva schifo da direttore dell’unità. mi faceva schifo quando ero nel direttivo provinciale della fgci 30 anni fa. D’Alema, lui sì e non Renzi, non potrebbe fare alcun lavoro al di fuori della politica. rancoroso, arrogante, saccente, inutile. se anche avesse detto tutte parole giuste, dette dalla sua bocca non hanno alcuna credibilità. tutto è meglio di D’Alema, a parte Grillo, tutto.

    • Sara says:

      Io non l’ho mai minimamente amato. Ma proprio niente!

  4. denny says:

    A me D’Alema sta sulle scatole come penso quasi a tutti, ma focalizzandomi su quello che dice non sul fatto che sia lui a dirlo mi sembra di condividere tantissimo … poi come insegnavano i maestri di retorica dell’antica Grecia in un discorso non conta solo il logos ma anche l’etos …

  5. willerneroblu says:

    D’Alema l’ho sempre stimato cattivo sprezzante come piace a me,mi sembrava capace;mi hanno sempre dato fastidio gli invidiosi della barca soprattutto se l’ha comprata regolarmente,sicuramente un errore fu di bombardare Belgrado e non il Kossovo,però ora non lo capisco siamo in un paese in cui la sinistra per vincere ha dovuto arruolare un democristiano (Prodi) e pretende di cambiare qualcosa con gli eredi di Bertinotti!!!!

  6. sunny70blog says:

    Di occasioni mancate a Sinistra in questi anni ce ne sono state. Mi irritano però profondamente due cose: assistere alle profferte di Renzi a Berlusconi, considerato interlocutore unico ed autorevole per la conquista del grande Centro; e che si guardi con fastidio alla minoranza del partito che critica Matteo (lui sì, con i valori della Sinistra non ha proprio a che fare).

    PS- Il male assoluto non è D’Alema, continuano ad essere sempre quegli altri…

  7. Condivido gran parte di quello che dice, ma condivido soprattutto il problema che lo dica fuori tempo massimo. Che dribbli con malcelata stizza la domanda sulla Banca 121, che per chi l’ha vissuta non può essere certo liquidata in mezza parola.
    E se dice che ” 28% dell’ elettorato dei Cinque Stelle si è detto di sinistra; ma dichiara di votare Grillo perché la sinistra non c’ è più” un po’ di colpa è anche sua.
    Se ancora non abbiamo una legge sul conflitto di interessi la colpa è di tutto il centrosinistra degli ultimi 30 anni. La colpa è dei suoi DS che una legge sul conflitto di interessi non la volevano, essendone loro stessi l’emblema (vedere amministrazione senese, MdP, UniSi, poi le Coop e via dicendo).
    Ripeto, sono d’accordo con le sue parole, ma avverto la mancanza di un’autocritica con la quale riconoscersi parte dei problemi attuali.

  8. antonior66 says:

    Io aspetto la riforma Costituzionale che D’Alema aveva promesso in sei mesi. Il quattro giugno esatto scadranno. Il jobs act sarà berlusconiano. Ok. Aspetto che D’Alema ( o magari lo stesso Rudi) mi propongano una riforma del lavoro che sia compatibile con il XXI secolo e con la realtà in cui ci muoviamo. Se parliamo di banche, l’ultimo ad aver titolo di discuterne è D’Alema. Tra parentesi, sulla legge elettorale, leggevo un paio di mesi fa la proposta di Youtrend, non so se qualcuno di voi la conosca. E pensavo, troppo bella, non la faranno mai. Adesso mi pare che la proposta PD sia molto simile. Ma il problema sarebbe lo sbarramento al 5%, chissà come mai. In un paese ucciso dalla burocrazia (vedi caso TAR) il problema sarebbe l’arroganza di Renzi.
    Intanto quelli dell’honestà si rivelano ogni giorno che passa più fascisti, più sporchi, e più incapaci di tutti gli altri. Ma il popolo è con loro. Lo stesso popolo che riempie di insulti la Cristoforetti, Burioni, o Marchisio, o Maria Elena Boschi. O che difende i Gava, i Montanari.
    Vorrei infine che mi si spiegasse, con un sistema tripolare, come si faccia a fare un governo senza accordi tra due poli, e senza un ballottaggio.

    • Rudi says:

      Prometto di risponderti con un post, appena posso.

    • francesco says:

      Il caso TAR è la dimostrazione della irriformabilita’ di questo paese. Se ci pensate è la conseguenza della scelta conservatrice del 4 dicembre.

      • Sara says:

        Quando sparivano il libri antichi alla biblioteca dei Girolamini, per un totali di 20 mil. di euro, allora la nomina del direttore andava bene.

      • Rudi says:

        Vabbé Francesco, il 4 dicembre è passato, i mali dell’Italia non risalgono certo a quel voto. E che quel voto non fosse la soluzione, l’ha detto il 60% degli italiani. Non eri tu a ricordarci che l’elettore non ha mai torto?

      • francesco says:

        Purtroppo sono ostaggio del peggior conservatorismo

        Fortunatamente qualcuno, senza proclami, inizia a rendersene conto.

        Chi ha avuto la fortuna di vedere brera, io sono già andato due volte, sotto la guida del direttore non italiano, si è reso conto del suo salto di qualità.

        Il direttore italiano della reggia di caserta è osteggiato dai sindacati che proteggono assenteisti e adedpti del mansionario.

        Non è solo colpa della politica se le cose non funzionano.

        Il formalismo burocratico è uno dei mali del paese. La soggettività della giustizia è un altro problema. Sono sempre più convinto che renzi non sia tanto una medicina quanto un baluardo, anche fragile, rispetto alle mille caste e corporazioni che assaltano il paese.

        Se i sondaggi hanno un valore, i cinquestelle perdono consenso, il PD li sta aumentando. Leggevo che sarebbe il “popolo” del SI. Credo sia in parte vero. In fondo è l’unico soggetto politico che ha un qualche indirizzo politico. Il resto (escludendo forse la lega) cambua idea un giorno si un giorno anche.

        Speriamo dai, forse non tutto è perduto.

  9. piuttosto di Renzi e i suoi sodali, D’Alema tutta la vita.

  10. eoloros says:

    Si possono condividere alcuni commenti, ma ci sono alcuni commentatori più acuti anche su questo blog.

    E’ il pulpito da cui provvengono le prediche che è vetusto e ha perso autorevolezza (per me non ne ha mai avuta). E’ stato l’uomo più inconcludente e incoerente degli ultimi 40 anni della vita politica italiana (i Berlusconi Verdini Razzi e Scilipoti vari appartengono a altre categorie, non li considero politici), sempre legato alla stessa barca fino a che ha avuto potere, con scelte avulse dal tempo, e contrapposto al cambiamento quando è stato messo da parte. Un professionista del posto in Parlamento, alla ricerca di conquista di banche mentre era all’opposizione e dalla parte dei sindacati, e un assertore della politica della Nato quando al Governo.

    Stamattina, in occasione della visita del Papa, sentivo un genovese di fede cattolica commentare gli effetti dei cambiamenti nella Chiesa cattolica derivati da un conclave di OTTUAGENARI che hanno eletto un papa sudamericano.
    Non voglio esaltare un rinnovamento che è tutt’altro che compiuto, ma D’Alema ha avuto le sue opportunità e possibilità di influire da prima di averne trenta. Per me le ha sbagliate quasi tutte.
    Quindi Rudi il blog è tuo e ci metti quello che vuoi, ma se ci metti un commento interessante senza farcelo arrivare da parte di D’Alema è meglio.

    • Rudi says:

      Vuoi che ti dica che non voterò per il partito di D’Alema? Va bene: non voterò per il partito di D’Alema.
      Ma vari punti della sua analisi li trovo condivisibili. Per esempio, l’IMU sulla prima casa.
      Non so voi, ma io l’ho trovata un’idiozia sia quando l’ha fatta Berlusconi, che quando l’ha rifatta Renzi. Purtroppo molti non riescono a evitare un “chi l’ha detto?” prima di giudicare il contenuto. Io mi sforzo di farlo. Infatti sono politicamente orfano da circa 18 anni.

  11. antonior66 says:

    Non prendiamoci in giro. Il lavoro non è un diritto, il lavoro non è un dovere, il lavoro è un mercato e come ogni mercato è basato su domanda e offerta. Chiunque voglia lavorare (domanda) ha il diritto di scegliersi un lavoro o, nel caso ne abbia già uno, di scegliersene uno migliore, per retribuzione, orario, ambiente, gratificazione, prospettive, vicinanza a casa, etc… Ugualmente, chiunque, nel caso riuscisse a creare lavoro (offerta), ha il diritto di scegliersi il collaboratore e, nel caso ne avesse già uno, di scegliersene uno migliore, per preparazione, efficienza, affidabilità, etc… In un mercato equo e bilanciato, chi dovesse perdere un lavoro avrebbe la possibilità di trovarsene un altro, magari migliore, e chi dovesse perdere un collaboratore avrebbe la possibilità di trovarne uno più efficiente, affidabile e preparato, tanto da retribuirlo anche meglio, per non perderlo.
    In Italia abbiamo imposto tanti e tali lacciuoli al mercato del lavoro da aver annientato l’offerta, abbiamo creato una generazione che, con l’idea del posto fisso, occupa posizioni in cui non si riconosce e non rende, abbiamo distrutto l’efficienza delle nostre aziende ed in particolare la competitività del nostro sistema economico. Abbiamo perso il nostro materiale umano migliore e garantito diritti a chi non se li meritava. Abbiamo, in sintesi, creato disoccupazione con la scusa della disoccupazione, impedito di assumere per la paura di licenziare e credo che i nostri politici e, soprattutto, i sindacati debbano fare un serio esame di coscienza.
    Personalmente, sono stato dipendente di una società partecipata dallo Stato, discriminato perché assunto per merito e costretto alle dimissioni, mentre la società, ripeto, di proprietà dello Stato, assumeva personale esterno senza pubblicare alcuna graduatoria.
    Vado a cercare lavoro in un altro mercato, ovviamente non in Italia.
    A chi resta, una sola raccomandazione…
    …l’ultimo chiuda la porta
    Questo il post pubblicato su un gruppo Facebook di cui faccio parte. E chi lo ha scritto non è certo un fascista, o un reazionario.

    • L’alternativa? Confidare nella mano invisibile di Smith? (Non è una domanda retorica)

      • antonior66 says:

        Sistemi a tutela crescenti? Aldilà della battuta, non lo so, non ho certezze. Parafrasando Solgenitsin, se parlo con un liberista, mi sento socialista, se parlo con un socialista mi sento liberale.😉

  12. antoniodaroma says:

    Premesso che D’Alema è finito nel giorno (primo insediamento di Berlusconi al governo) in cui ha pronunciato il suo ultimo discorso sensato alla Camera. Di lì in poi ne ha inanellata una dietro l’altra, avendo avuto la possibilità di incidere veramente nella storia di questo paese. Detto ciò, rifacendomi all’intervista postata da Rudi, come si può – asetticamente, ma soprattutto avendo una visuale di “sinistra” se ancora è concesso – dissentire dall’analisi di ciò che esprime il PD attualmente? Lui non è il pulpito da seguire, ma l’analisi dei fatti che propone è giusta. Questo PD è tutto, può essere tutto ma non un partito che rappresenti i valori che “una volta” si dicevano di “sinistra”. Abbiamo tutte le carte sul tavolo davanti agli occhi, poi ognuno può decidere come meglio crede, ma se vogliamo continuare a riempirci la bocca con “ideali” solidali e di sinistra, la realtà che viene proposta chiude qualsiasi porta a questa visione.
    Qui l’unico “comunista” è Francesco! Quello vestito di bianco…e lo dico da non credente: prendete quello che ha detto a Genova ieri (dopo innumerevoli prese di posizione in questi anni che nessuno dei politici attuali ha mai detto) agli imprenditori e sul loro modo di fare “impresa”. Saranno fischiate mai le orecchie al boyscout Renzi? O al “risvegliato” D’Alema? Per finire un particolare saluto “giacobino” al commentatore Francesco: tranquillo tieniti il tuo Renzi, non lo tocco manco con le pinzette!

    • francesco says:

      Francesco (il papa) è talmente comunista che le ricchezze del vaticano e della cei rimangono appanaggio esclusivo di vaticano e cei. Poi ha detto che bisogna creare lavoro e si è mostrato contrario al reddito di cittadinanza. Infine si è pronunciato contro la meritocrazia, e qui ricorda un po’ melanchon.

      Quando le idee sono tante e soprattutto confuse siamo di fronte a mera testimonianza se non di inutile marketing

      E lo dico da ateo, sia chiaro.

      • sunny70blog says:

        Sulla meritocrazia, è difficile possa parlare diversamente: parabola dei lavoratori nella vigna (Vangelo secondo Matteo); che conosce di sicuro anche quel comunista di Melenchon.

    • antonior66 says:

      Ah beh, per Papa Francesco è facile parlare. Un po’ meno forse fare. Io vorrei dai giacobini una risposta alla lettera che ho incollato sopra, magari.

  13. antoniodaroma says:

    francesco il Papa ci ha detto che è contro il reddito di cittadinanza perchè è droga, è meglio il lavoro. Perchè non citi il passaggio sugli imprenditori e i commercianti? L’ha detto sempre ieri o no?
    antonior66: ho letto la lettera che hai postato. Non è altro che la conferma di uno status ineluttabile. Dobbiamo sottostare – noi occidentali, nel cosiddetto “libero mercato”, nel trionfo del capitalismo – ad una visione dove sono già state decise per conservare, anzi far crescere, lo status quo, gli “stermini” scientemente messi in conto di varie generazioni: le più vecchie non devono andare in pensione, le più giovani (25/35 anni) condannate quando va bene ad un precariato a vita.
    Vi chiedo solo è giusto così? Detto ciò non vi etichetto come “reazionari”, mi becco il mio giacobino, ma non lo faccio per fairplay piacione. E’ che sono cresciuto in un’epoca magari “violenta” ma dove ognuno aveva diritto ad esprimere la propria opinione/cazzata: io per primo.
    Continuerò a leggervi sempre, anche con pensieri agli antipodi

    • antonior66 says:

      Quello che io trovo ingiusto è che gente che non lo merita ottenga stipendi da più di 50 k senza avere particolari meriti, se non quelli di essere figlio di o fratello di o amico di. Gente non all’altezza messa in posti di responsabilità. Penso ad esempio a come è cambiata la gestione della Reggia di Caserta con il nuovo direttore. E quindi che il precedente responsabile, forse, non fosse all’altezza. Ed i sindacati cosa fanno? Protestano contro la nuova gestione. E penso che ognuno di noi possa portare esempi simili. Il punto è: vogliamo salvare i diritti dei lavoratori anche quando non lo meritano, o vogliamo salvare questo paese?

  14. antoniodaroma says:

    Perchè lo chiedi a me? Per dire sarebbe più facile chiederlo al PD che in questi ultimi 20 anni è stato protagonista o no? Pensa che io sto in moderazione da una vita cercando un colloquio con il presidente Damiano (vedi quanto sono giacobino) su determinati temi che lui ha proposto e adesso disconosce. Anzi spaccia per vittoria un provvedimento come l’APE con prestito e mutuo posticipato! Dove è il succo tra il merito e non? chiaro che chi non merita non debba avere. Ma come lo salvi il paese dei senza “santi” (quelli che ti ho citato precedentemente)? La visione di Renzi – che non va a mio parere oltre Arezzo ed amici massoni – ci darà una svolta? Se si….me lo devi dire tu che hai il mio rispetto…non certo lui.
    E stai tranquillo, sono talmente disincantato, che le sirene di D’Alema, Pisapia, Civati, Fassina mi lasciano purtroppo indifferente. E poichè non mi riconosco nei 5stelle (raccolgono di tutto e di più) mi ritrovo mio malgrado ad avere dubbi sul mio unico diritto inalienabile: il voto. Ma mi sono stancato di votare il meno peggio! Non ha portato e non porta a nulla.

    • antonior66 says:

      Io non ho un’idolatria per Renzi. Lo ritengo un buon politico, aldilà di alcuni eccessi, e penso che incarni la voglia di cambiamento che c’è in questo paese ingessato ed irrigidito in tanti aspetti. Poi è chiaro che quando provi a cambiare qualcosa magari sbagli. Fino a prova contraria mi sembra onesto, ed in buona fede. Se c’è una cosa che mi fa incazzare, è quando si parla di lui come il nuovo Berlusconi. Per me il nuovo Berlusconi è Grillo, in tantissimi aspetti.

  15. antoniodaroma says:

    Lui cerca Berlusconi, non il nuovo Berlusconi! questo è il mio parere sia chiaro, inutile certo, ma ciò si capisce. Del resto nel suo Pantheon c’è Marchionne, non l’ho messo mica io. Ma oltretutto lo dicono le politiche e gli atti che ha portato a termine quando era (?/è) al governo….risparmiami l’elenco, neanche glielo avesse dettato il Marpione. Lo conosci già da solo

  16. francesco says:

    questo sarebbe un paese da resettare, prima che arrivi il game over. ma non succederà.

    • antoniodaroma says:

      francesco questa volta ti do ragione sulla disanima, ma non il paese (che sicuramente ha ulteriori lacune) ma il sistema globale è da resettare. Poi tu lo faresti in un modo, io in un altro e da qui discende la differenza per cosa si intende di “sinistra” o no.
      Non sono il depositario….chiaro, ma voi state sicuramente da un’altra parte
      con affetto
      Antonio

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