Un cadavere in scena, Léo Malet, Fazi editore, 1956

Un vecchio e sgangherato attore di teatro, calvo e sdentato, tale Auguste Colin detto Nicolss (con due “s” e senza apostrofo, tiene a precisare), si presenta agli uffici dell’agenzia investigativa Fiat Lux e dice al titolare, Nestor Burma, di voler parlare con la segretaria, Hélène Chatelain. Era amico di suo padre. Più tardi, Hélène informa Burma della richiesta di un prestito: Nicolss avrebbe trovato un ingaggio ma deve rifarsi il guardaroba, eccetera. Burma non ha dubbi: “Il tutto puzzava di truffa lontano un miglio. Ciononostante, tirai fuori qualche banconota dal mio portafoglio e la stesi sulla scrivania”.

Ottobre a Parigi, Rive Droite a nord-est, per la precisione nel X Arrondissement: quello della Gare de l’Est, di avenue de Verdun, del Quai de Valmy, del canale Saint-Martin, di Place de la Republique… E poi, “Rue de la Fidelité è tra le più corte di Parigi. Non so se bisogna vederci un significato”.

All’appuntamento per ricevere il denaro, Nicolss non si presenta. Anziché lasciar perdere, Nestor e Hélène si mettono a cercarlo. In quel periodo il detective privato ha abbastanza quattrini per non diversi occupare di adulteri. “E poi, io sono amico delle donne e non ho pregiudizi. Che dispongano liberamente del proprio corpo”. Gli piace il suo lavoro, soprattutto quando può sceglierlo. Accetta l’incarico che gli offre una donna impresario teatrale, Madeleine Souldre, detta Mado, forse perché affascinato dalla “più bella bionda platinata che avessi mai incontrato nel corso della mia esistenza”.

La sensuale Mado dice di voler evitare fastidi al più famoso dei suoi assistiti, Gil Andréa (vero nome: André Gilet), un cantante di music hall che Burma trova insopportabile. “Se sta per commettere qualche sciocchezza, ammesso non ne abbia già commesse, devo difenderlo da se stesso. È interesse di entrambi”.

André Gilet è pieno di donne, l’ultima amante è appena maggiorenne, e Mado fa sapere a Burma di un club di ammiratrici. Il detective vi spedisce Hélène.

Per un paio di capitoli, la narrazione procede con la voce di Hélène. Che si specchia in una vetrina: “Indossavo una gonna aderente che mi stava come un guanto, una camicetta dalla scollatura audace e una giacca corta stile montgomery di un’eleganza pazzesca, i miei capelli castani, se posso dirlo, sembravano usciti dal parrucchiere e la cucitura nera delle mie calze color champagne 15 denari era perfettamente dritta. Mi piacqui molto, guardandomi, e non fui la sola”… è Hélène a scoprire che una di quelle fans, Janine, si è suicidata, gettandosi dalla finestra.

Lo stile con cui si esprime Hélène è più frivolo e lirico, diverso da quello scanzonato e “vissuto” che caratterizza Burma. Stavolta, l’intraprendente quanto affascinante segretaria finisce davvero nei guai, un uomo viene ucciso a colpi di pistola mentre le sta aggrappato addosso. A sua volta, è inevitabile, nel corso delle indagini (e senza nemmeno capire perché), il detective si prende “una ripassata” da due che gli tendono un agguato.

«M’as-tu vue en cadavre?», nella traduzione di Federica Angelini e con l’immancabile copertina di Jacques Tardi, finisce in modo un po’ caotico. Ovviamente, c’è un collegamento fra Nicolss e Gil Andréa, e l’altro impresario che ha messo le mani addosso a Hélène, ma lo scioglimento dell’intrigo è molto meno interessante del suo svolgimento.

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