Il giorno aveva cinque teste, Lucio Dalla, RCA 1973 – 9

LA PUNTINA SUL VINILE 43.

“Dieci canzoni di Lucio Dalla su testi di Roberto Roversi”: comincia così la trilogia che proseguirà con Anidride solforosa per concludersi, quattro anni dopo, non senza polemiche, con Automobili.

Di questo album, colpisce la stupefacente libertà: sono canzoni politiche che vanno oltre il “teatro canzone” di Gaber e le sperimentazioni di gruppi come gli Area, svisano da Chet Baker a Dylan, proponendo testi di abbagliante lirismo, che vanno ad annegare nelle improvvisazioni fonetiche dell’interprete.

La canzone italiana si arricchisce di almeno tre gemme, luminose quanto misconosciute: La canzone di Orlando, L’operaio Gerolamo, Un’auto targata TO. Arrangiamenti sinfonici (di Ruggero Cini) convivono con accelerazioni rock anche nella stessa canzone (Grippaggio, Il Coyote, Pezzo zero) e provocazioni sperimentali (È lì, Passato, presente).

Le spericolate poesie di Roversi – così fuori dagli schemi, così acute nel cogliere i segni della mutazione antropologica dell’Italia – vengono inseguite e persino sorpassate dalla vocalità di Dalla, che arriva a definire uno stile inconfondibile.

Impressiona quanto Dalla si sia allontanato da quella vena creativa. Suscita pena che in nessuna delle sue pletoriche antologie trovino spazio canzoni uscite da questo capolavoro.

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