Fictitious Sports, Nick Mason, Harvest 1981 – 7

LA PUNTINA SUL VINILE 46.

Il batterista dei Pink Floyd arriva per ultimo a pubblicare un album solista.

Dopo l’esperienza totalizzante di The Wall, ogni componente del quartetto ha bisogno di prendere aria, ma quello di Nick Mason fu in realtà il “marchio” dietro al quale si coagularono un gruppo di amici di Carla Bley, autrice di parole e musica.

Incise nell’autunno 1979, a queste otto tracce contribuiscono Robert Wyatt (voce), Mike Mantler (tromba), Gary Windo (clarinetto e sax tenore), Chris Spedding (chitarre); la Bley sta alle tastiere, Mason alla batteria.

Non sono “otto pezzi facili”. Suonano strani, sorprendenti, strapieni di idee, lontanissimi dal rock’n’roll, eppure viene inevitabile orecchiare somiglianze con i Pink Floyd, quelli più psichedelici e vicini ai Soft Machine (il terzo lato di Ummagumma, per esempio). Contribuisce all’equivoco la furtiva copertina dello studio Hipgnosis.

Hot River, I Was Wrong, Do Ya? e, soprattutto, I’m a Mineralist trasmettono una solennità distorta e disturbante, un senso di inquietudine che spinge a sognare: cosa sarebbero stati i Pink Floyd se fossero nati a Canterbury?

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