Un ricordo di Giuliano Sarti

Giuliano Sarti è nato a Castello d’Argile, a 9 chilometri dal mio paese, San Giorgio di Piano. Non l’ho mai incontrato, ci ho parlato una volta al telefono, me lo passò Darwin Pastorin, venuto a Bologna per parlare di un mio libro insieme al compianto Stefano Tassinari. Mi pare fosse il luglio del 2004.

Pastorin ricordava Sarti alla Juve, a fine carriera e aveva il suo numero di telefono. Compose il numero e gli disse: “Giuliano, voglio farti parlare con un ammiratore interista”. Non l’avevo ancora salutato, che Sarti mi disse: “Non vorrà ricordarmi anche lei per la papera di Mantova…”. Restai sbigottito. Gli risposi che per me lui era l’uomo degli scudetti e delle Coppe, il nome che apriva la cantilena, un campione che aveva giocato una finale di Coppa dei campioni con la maglia della Fiorentina, che io venivo da San Giorgio e lui da Castello… Si tranquilizzò e mi diede l’indirizzo, per spedirgli il libro. Quello di questa copertina.

Da quelle pagine, ricavo due passaggi.

Il 27 maggio 1964, l’altoparlante del Prater di Vienna e il microfono di Niccolò Carosio annunciarono Ottavio Bugatti al posto di Sarti: il portiere titolare stava male, la “riserva” era già pronta a scendere in campo. Carosio, non più giovanissimo, per una buona mezzora continuò a citare Bugatti ogni volta che il pallone finiva nelle mani del portiere dell’Inter. Con Bugatti in campo, forse la Coppa dei Campioni l’avremmo vinta lo stesso, ma la filastrocca non sarebbe mai nata.

Nel primo album Panini (1961), la figurina di Giuliano Sarti, nato a Castel d’Argile (Bologna) il 2 ottobre 1933, è in maglia nera con il colletto viola, collocato fra Robotti e Castelletti, terzini della Fiorentina; nella foto di gruppo, invece, Sarti è il primo in basso a sinistra, maglia grigia, accosciato, accanto a Kurt Hamrin, ala destra svedese. In quella Fiorentina giocavano altri futuri nerazzurri: Aurelio Milani, centravanti, Saul Malatrasi, difensore, e Rino Marchesi, allora mediano, che avrebbe allenato l’Inter nei primi anni Ottanta…

Passa un album (1962), e Sarti sta ancora a Firenze, stavolta in grigio, con un grande giglio rosso sul petto. Nella foto di squadra è il terzo da sinistra, in piedi, la sua maglia gialla spicca nel viola. Ha lo sguardo di chi sospetta di dover fare le valige; fra le riserve, la Fiorentina propone un giovanotto di belle speranze: Enrico Albertosi…

È nell’album del 1963 che si compone il trio della filastrocca: “Sarti, Burgnich e Facchetti”. L’Inter porta lo scudetto sulle maglie, nove undicesimi sono quelli mitici, gli intrusi si chiamano Franco Zaglio, mediano destro, da Cremona e Beniamino Di Giacomo, centravanti, da Porto Recanati.

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6 Responses to Un ricordo di Giuliano Sarti

  1. willerneroblu says:

    Bellissima foto e bellissima maglie!!

  2. luccarmi says:

    Sentite condoglianze per un grandissimo Uomo ed un grandissimo Campione. Ci mancherai.

  3. Anche io lo stavo ricordando per la papera, sebbene all’epoca non ero ancora nato.
    La filastrocca però vince su tutto. Giusto così.
    Riposa in pace

  4. antonior66 says:

    Non è mia la definizione, (anzi non ricordo di chi lo sia), io preferisco pensare a “Sarti Burgnich Facchetti Bedin Guarneri Picchi Jair Mazzola Domenghini Suarez Corso” come ad un Mantra, non come ad una filastrocca.

  5. È una preghiera laica. Rip Incipit del mito.

  6. Probabilmente non importerà a nessuno ma il libro di cui si parla è veramente per veri interisti per le emozioni forti che ti trasmette, a me ha commosso…..e poi poco dopo la sua pubblicazione abbiamo ripreso a vincere :)

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