“Crepuscolo” di Kent Haruf, le prime battute

Leggo per terzo il secondo romanzo della «Plainsong Trilogy», la trilogia ambientata nella immaginaria cittadina di Holt; «Eventide», tradotto da Fabio Cremonesi, riprende alcuni spunti da «Canto della pianura» (1999) e allude a qualcosa che ritroviamo in «Benedizione» (2013).

Comincia con gli anziani fratelli McPheron, Raymond e Harold, che avevano accolto nella loro fattoria la minorenne Victoria Roubideaux, incinta, scacciata dalla madre e abbandonata dal fidanzato. Sono passati due anni, Victoria ha deciso di frequentare l’università, porta con sé la piccola Katie in un piccolo appartamento in affitto, duecento chilometri dalla fattoria; la decisione è presa, ma la tristezza è tanta, quei due vecchi le mancheranno, per i McPheron è altrettanto vero.

Poi entrano in scena Luther e Betty Wallace. Vivono in una vecchia roulotte con due figli in età scolare (Richie e Joy Rae), vanno periodicamente ai servizi sociali della Contea di Holt, dove ricevono buoni spesa e l’assegno di invalidità. Betty ha un’altra figlia, Donna, alla quale da anni non può avvicinarsi per un’ordinanza del tribunale. L’assistente sociale, Rose Tyler, è molto paziente, li invita a dividere i soldi in buste diverse, per non fare confusione con i pagamenti.

Il terzo nucleo narrativo è costruito sull’undicenne DJ: orfano di madre (il padre non ha mai saputo chi fosse), vive con il nonno Walter, settantacinque anni, e riceve un implicito aiuto da una vicina di casa, Mary Wells, madre di due bambine, che gli fa zappare l’orto per potergli dare qualche dollaro. Coscienzioso e intelligente, triste e silenzioso, DJ è un bambino che si prende cura del nonno.

Al solito, Haruf non offre al lettore precisi punti di riferimento temporali. Non ci sono date, non ci sono notizie dal mondo che aiutino a contestualizzare ciò che accade a Holt, immaginaria cittadina del Colorado a un paio d’ore da Denver. Sappiamo che “faceva ancora caldo, benché il sole avesse già iniziato ad abbassarsi verso ovest e nell’aria ci fossero le prime avvisaglie dell’autunno”. (segue)

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One Response to “Crepuscolo” di Kent Haruf, le prime battute

  1. sunny70blog says:

    Al crepuscolo la comunità di Holt rivela la sua fragilità. Lo stile continua ad essere scarno ed essenziale, non servono parole di troppo per raccontare le storie di chi lotta, di chi si è arreso e di chi accetta il dolore, per trovare il coraggio di una nuova vita…

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