L.A. Woman, The Doors, Elektra 1971 – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 54.

Settimo e ultimo album in studio della band, pubblicato pochi mesi prima del tragico 3 luglio parigino.

A proiettare i suoni su Jim Morrison sono Robbie Krieger, chitarra, Ray Manzarek, piano e organo, John Densmore, batteria (i quattro nella foto), con l’aggiunta di Jerry Scheff al basso e Marc Benno alla chitarra.

Una strana copertina dai bordi arrotondati racchiude un rock blues compatto, più scaltro e meno psichedelico dei dischi precedenti.

Fra le dieci incisioni, trovano spazio alcuni momenti di valore assoluto: Love Her Madly (forse la canzone più scanzonata, certo una delle mie preferite del loro repertorio), L.A. Woman, con Manzarek e Krieger particolarmente ispirati, Hyacinth House, fosca e cupa, che gruppi come i Cure devono aver imparato a memoria, le svisate gotico-dark che si aprono su L’America, fino ai sette minuti di Riders on the Storm, uno dei vertici dello spirito sturm und drang del Ventesimo secolo.

Blake e Artaud, Poe e Huxley, Byron e Rimbaud… la leggenda è stata arricchita da una quantità di riferimenti poetici, che spingono a cercare doppi sensi nei testi e presentimenti nella voce, quasi che questo album debba apparirci come l’implicito testamento del Re Lucertola.

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3 Responses to L.A. Woman, The Doors, Elektra 1971 – 8

  1. rugherlo says:

    Dopo quello di esordio, il più nell’album dei Doors.
    Un Jimbo ingrassato, sfatto, invecchiato di 20 anni capace ancora di emozionare, con la voce roca di alcol, e altro.
    LA Woman tra le prime 5 del mio personalissimo cartellino (cit.).
    Grande Jim: senza te gente come Iggy pop, i Cure, non esisterebbe.

  2. pur, personalmente, amando di più morrison hotel, anche qui non mancano svariate meraviglie. tralasciando le più note, da voi ricordate, the wasp mi dà sempre i brividi. comunque un lp da far sentire nelle scuole di ogni ordine e grado, sperando di salvare qualche ragazzino dallo scempio musicale odierno. grande rugherlo per la citazione del grande rino tommasi!

  3. Mauro D'Alo' says:

    Poche parole per un album semplicemente immortale….io la penso come rugherlo says, dopo l’esordio il meglio del meglio dei Doors, ancora oggi l’atmosfera di questo album cupo e straziante mi distrugge l’anima….irripetibile

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