L’erba del vicino è sempre più verde [The Grass Is Greener], Stanley Donen, 1960 [Tv60] – 8

L’aggettivo “delizioso” lo uso raramente, suona dolciastro. Ma se c’è un film che merita di essere definito delizioso, è questo. Puro teatro in punta di fioretto.
Soggetto e sceneggiatura sono di Margaret Vyner e Hugh Williams, la fotografia è curata da Christopher Challis, fra gli stilisti Christian Dior… dialoghi perfetti, ironia e sarcasmo british, movimenti di macchina di leggiadra eleganza. E poi il poker di attori: Cary Grant e Robert Mitchum, Deborah Kerr e Joan Simmons (senza dimenticare la quintessenza del maggiordomo inglese, Moray Watson).

Grant e Kerr sono prevedibilmente prodigiosi, recitano la vita aristocratica che potevano vivere veramente, Simmons è sovreccitata e effervescente al punto giusto, ma la vera sorpresa è Mitchum, l’ultimo attore che ti verrebbe in mente di coinvolgere per una commedia sofisticata. Così “fisico” e pesante, si muove fra le porcellane come un ballerino.

Il set è una gigantesca magione nobiliare. I proprietari non possono più permettersela e aprono alle comitive turistiche. Fra loro arriva un ricchissimo americano che si innamora della castellana. Lei è travolta da quella ventata di passione, che irrompe in una vita ormai costretta dentro rigidi binari (un marito affettuoso, due figli, qualche “scappata” a Londra). Hilary cerca di chiarire i propri sentimenti frequentando Charlie di nascosto, Victor è geloso a modo suo, non vuole perderla, ma non accetta di fare da ripiego. Nel trio si inserisce Hattie, amica di famiglia a suo tempo innamorata di Victor e ora invidiosa di Hilary (l’americano è tanto affascinante quanto ricco, basti pensare al visone selvatico…).

Quando ormai tutti sanno tutto di tutti, Victor architetta una mossa: invita Charlie al castello per un week-end. Preludio a un melodrammatico, “delizioso” duello alla pistola, in cui i due rivali per amore sanno di non poter uccidere l’altro. In sottofondo, l’inconciliabile dissidio fra la cultura britannica, austera e conservatrice, e quella americana, edonista e disinvolta.

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