I figli del deserto [Sons of the Desert] – William A. Seiter, 1933 [cine24] – 10

Immaginate un migliaio di persone sedute davanti a un grande schermo in piazza Maggiore a Bologna, tutti lì per vedere un film in versione originale (con sottotitoli) che chiunque abbia più di vent’anni ha già visto. E rivisto. E rivisto… Nel mio caso, sarà la quinta, forse la sesta volta.
E poi chiedetevi come si fa a ridere delle stesse situazioni, delle stesse smorfie, degli stessi “camera look”, scoprendosi a canticchiare «Honolulu Baby» nei giorni successivi. Il dato di fatto è semplice: questo quarto lungometraggio di Laurel e Hardy resterà divertente nei secoli, pietra angolare della comicità pura nella Settima Arte.

A duetti esplosivi e irresistibili contribuiscono Charley Chase, Dorothy Christy e Mae Busch (moglie di Ollio in quattro film).

“I figli del deserto” sono una loggia massonica che si prende molto sul serio (rituali, giuramenti, inni, luci soffuse), ma che sembrano più che altro dediti a organizzare feste e scherzi. Alla riunione della sezione di Los Angeles si prepara l’annuale congresso che si terrà a Chicago, una settimana dopo. Stanlio e Ollio arrivano in ritardo, distruggono l’atmosfera seriosa della sala e prestano il giuramento, pur non avendo avuto l’autorizzazione ad andare a Chicago dalle rispettive mogli.

Ollio è “il re del castello”: e infatti la moglie gli nega il permesso, gli rompe in testa un bel po’ di stoviglie e pretende di portarlo con sé in montagna; Stanlio è succube della moglie, che tuttavia gli concede quella specie di supplemento di carnevale. Per andare insieme al congresso, va inventata una scusa: una grave malattia certificata da un veterinario…

La soggezione dei mariti rispetto alle mogli è solo uno degli inneschi su cui veleggia la comicità: l’unica alternativa al totale cedimento è l’inganno. Ovviamente Ollio si considera il leader della coppia maschile, colui che detta la linea, stabilisce l’esatta pronuncia delle parole, e finisce nei guai come merita; altrettanto ovvio il fatto che Stanlio sparga distruzione con il sorriso sulle labbra, restandone appena sfiorato.
Ma in questo tripudio di infantilismo anarchico, tutto può essere divertente: come tenere i segreti, negare l’evidenza, approfittare di un naufragio per essere riaccolti a braccia aperte, regalare ananas e ghirlande di fiori, suonare l’ukulele…

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