Mister Heartbreak, Laurie Anderson, Warner Bros, 1984 – 6

LA PUNTINA SUL VINILE 57.

Poetessa, scultrice, violinista, artista multimediale d’avanguardia, Laurie Anderson è un personaggio fuori dall’ordinario, inafferrabile per le categorie del pop.

Fra due capolavori come Big Science (1982) e Strange Angels (1989), azzardai l’acquisto di questo album, che mi sembra un passo falso. Rimango freddo, non dico deluso, incapace di entrare davvero dentro questo “concept” colto e cerebrale, sussurrato più che cantato, con lunghissimi testi poetici, brevi intrusioni progressive e lunghe divagazione giapponeggianti.

All’acquisto, fui certo convinto dalla parata di stelle che accompagnavano la musicista: Peter Gabriel, innanzitutto, e poi Adrian Belew (chitarra), Bill Lasswell (basso), Nile Rodgers (chitarra) e persino William Burroughs, voce in Sharkey’s Night.

Dalle note di copertine ricavo che Gravity Angel (cantata insieme a Gabriel) deriva dal monumentale romanzo di Thomas Pynchon.

Voci celestiali spuntano dal reticolo elettronico, ma alla fine dell’ascolto, non ho provato il desiderio di rimettere la puntina sul primo solco.

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