Vivere in Danimarca è meglio

Questo post ha il solo scopo di attirare un commento: quello di un’amica che anni fa è andata a vivere a Copenhagen.

Il Social Progress Index ha appena sancito che la Danimarca è il posto migliore al mondo in cui vivere.
L’Italia sta al 24esimo posto, la Repubblica Centrafricana all’ultimo.

Per stilare questa classifica, il Social Progress Imperative ha valutato 50 indicatori in 128 Paesi. Gli indicatori sono stati raggruppati in: bisogni umani di base, opportunità, benessere.
Tra i bisogni umani di base: l’accessibilità alle cure mediche, la sicurezza personale e l’igiene.
Il benessere è stato valutato tenendo conto anche della circolazione delle informazioni e della situazione educativa.
Tra le opportunità, sono state considerate la libertà, la tolleranza e la possibilità di raggiungere un alto grado di istruzione.

Il successo danese deriva, innanzitutto, da diritti civili, accessibilità dell’istruzione, possibilità per la popolazione di curarsi al meglio e situazione igienica generale.
L’Italia precipita nella classifica a causa del livello di tolleranza, delle libertà personali e di scelta, per la sicurezza individuale, i diritti civili, l’accesso a un livello di istruzione avanzata.

All’amica che vive in Danimarca, affiderei anche il “compito” di spiegarci cosa non va anche in quel paradiso terrestre.

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18 Responses to Vivere in Danimarca è meglio

  1. Ammettilo che lo hai fatto apposta per assicurarti che non leggo solo i post sull’Inter.

  2. pgkappa says:

    ho un amico norvegese di bergen, ingegnere,ha preso casa in affitto a lucca e passa regolarmente le sue vacanze in italia e a suo dire quelli che vivono in paradiso siamo noi…punti di vista per carità…

  3. willerneroblu says:

    Cominciamo con l’aspetto più importante ma fig.e?😂

  4. Ma io su questa pseudo oggettività dellle ricerche anglosassoni ho molti dubbi…misurano tutto a parte ciò per cui vale la pena vivere tanto per parafrasare Kennedy e il pil …
    Quanto vale in termini di benessere sociale fare una passeggiata da piazza maggiore a santo Stefano li a Bologna? O sui lungarni al tramonto qui a pisa? Poi che noi facciamo del tutto per non meritarcelo…più che d’accordo…. ciao chiara!! Te comunque sta bene!!!

  5. Avevo scritto tutta una bella paginata e WordPress mi ha cancellato tutto, Rudi, la riscrivo solo perché sei tu, prendilo come un enorme gesto d’affetto.

  6. denny says:

    X me i paesi nordici sono il top anche x motivi climatici, dato che odio il caldo, poi last but certainly not least, ci sarebbe l’aspetto di cui parlano willerneroblu e rugherlo … :)

  7. francesco says:

    Neanche sotto tortura andrei a vivere nel nord europa

  8. Allora, Rudi, lo sai che di queste cose parlo molto malvolentieri, perché le reazioni sono sempre le peggiori, e davvero trovo inutile parlare a chi non vuole sentire. Ma a te non riesco a dire di no, lo sai, e quindi faccio un’eccezione.
    Effettivamente la qualità della vita qua in Danimarca (o frose dovrei dire qua a Copenaghen) è inimmaginabile in Italia, nel senso che nemmeno ci si immagina quanto si possa stare bene, a tutti i livelli.
    Ora va tanto di moda spacciare la ‘hygge’ come il segreto della felicità danese, in realtà il senso di accoglienza e di ospitalità è più che altro una conseguenza della felicità e della soddisfazione generale, il segreto vero sono 60 anni di socialdemocrazia, che hanno segnato diverse generazioni. Tu ti svegli la mattina e sai che, qualsiasi cosa succeda, lo Stato ti darà una mano. Hai figli? Ci sono nidi in abbondanza, le scuole non costano niente (non si pagano né i libri né la cancelleria), lo sport è in parte gratuito (al doposcuola non si fanno i compiti, ma attività ricreative di vario genere), l’università veramente aperta a tutti e gratuita. Nel senso che non solo non si pagano tasse universitarie, ma lo Stato dà 700 euro mensili a ogni studente a fondo perduto (per gli indigenti, che sono rarissimi, ci sono anche prestiti veri e propri, da restituire un tanto al mese una volta trovato lavoro). Lo considerano un investimento, perché un domani lo studente laureato guadagnerà di più del non laureato e li restituirà tutti in tasse (ah, stesso trattamento per gli studenti stranieri, basta che dimostrino di lavorare 10 ore alla settimana, che in fondo sono due turni in biblioteca o due serate in un bar). Tasse che non sono nemmeno tanto alte, io pago il 35% (nella media), chi guadagna cifre veramente esorbitanti (ma è molto difficile, perché le differenze non sono poi così grandi) arriva al 42%, in Italia da libera professionista pagavo di più. Insomma, i danesi sono quasi tutti laureati (soprattutto è rarissimo l’abbandono scolastico), e questo non è un dato da sottovalutare.
    Per quanto riguarda la lingua, per gli adulti esistono corsi validi (interamente) gratuiti offerti dallo Stato, i bambini prima di entrare a scuola hanno delle full immersion linguistiche in piccoli gruppi, spesso con un insegnante ogni due bambini.
    La ricerca viene sovvenzionata molto, in media un professore universitario guadagna poco meno di un parlamentare.
    Le cure mediche sono completamente gratuite (fino ai 18 anni non si paga nemmeno il dentista). Il sistema è leggermente spartano (dico sempre che la guarigione te la devi meritare, dimostrando di avere comunque un fisico molto forte), ma le strutture ospedaliere sono meravigliose e il personale ospedaliero e specialistico (sui medici di base ho già qualche riserva in più) preparato e soprattutto gentile.
    Non esistono quasi più i contanti, si paga dappertutto con il bancomat, e l’evasione non è un dato pervenuto. Non hanno nemmeno una parola per indicarla.
    I diritti civili sono un dato di fatto (i PACS ci sono dal 1989, le differenze fra gli stipendi di uomini e donne praticamente nulle, le casalinghe praticamente non esistono), lo ius soli no (si diventa danesi dimostrando di parlare la lingua e di conoscere la cultura danese, dopo almeno 12 anni di residenza nel Paese), ma per i rifugiati hanno dei trattamenti di primo livello (la famosa legge sull confisca dei beni superiori ai 500 euro è stata applicata una sola volta in due anni): casa e sussidi pari quasi a 2000 euro al mese a famiglia fino a che uno dei membri non trova lavoro.
    Il lavoro c’è ed è ben remunerato, i co.co.co non esistono, dopo due contratti a tempo determinato devono assumerti a tempo indeterminato (e nove volte su dieci lo fanno) tutti hanno la cassa malattia (e non ci sono controlli, basta chiamare il capo e dire: “Oggi sono malato, non vengo”, fino a 15 giorni basta questo), 5 settimane di ferie pagate, settimane lavorative di 37 ore (ma in media se ne lavorano 32, perché nessuno timbra il cartellino e il capo preferisce che tu vada a prendere i figli a scuola che non tu debba pagare una baby-sitter e lavorare col muso), la pensione assicurata e per avere diritto alla disoccupazione ci si deve iscrivere a una cassa esterna e pagare 75 euro al mese (poi si hanno due anni di stipendio pieno). Soprattutto, un capo non ti chiederà mai di fare ore di straordinario. Se vuoi farle, te le paga, ma nessuno ti chiede mai di uscire più tardi dal lavoro, perché la vita privata e la famiglia sono concetti sacri.
    Il traffico è inesistente, i mezzi pubblici sono frequenti e in orario, le ciclabili ti portano dappertutto (io lavoro a 15 km da Copenaghen, quando non fa proprio freddo torno in bici, senza nessun tipo di problema).
    La sicurezza è un dato di fatto, i bambini vanno e tornano da scuola a piedi da soli già dalla terza elementare, perché in fondo non ci sono pericoli, e soprattutto (ecco, questa secondo me è la vera chiave di volta) CI SI FIDA DEL PROSSIMO. Se un genitore entra in un bar o in un ristorante e ha un bambino piccolo che dorme in carrozzina, lo lascia fuori (da solo), perché di sicuro l’aria fresca gli fa bene. Se vai a fare la spesa e poi devi entrare in un altro negozio, i sacchetti li lasci tranquillamente nel cestino della bici, perché tanto sai che non ti ruba nulla nessuno.
    C’è questo forte senso della comunità, se ne fai parte, ci si deve fidare di te, e in fondo fai bene a fidarti, perché davvero non succede mai (o quasi mai) nulla di brutto.
    I danesi sono felici e rilassati (oltre che estremamente belli), non devono dimostrare nulla a nessuno (e in questo sono diversissimi dai tedeschi), quindi sono anche molto aperti, gentili e disponibili. Almeno dalle mie parti. Nelle campagne la situazione è diversa, e infatti ci ritroviamo un governo di centrodestra appoggiato dall’estrema destra (nonostante il partito socialdemocratico sia comunque quello più votato), fondamentalmente sostenuta da chi vive nella zona occidentale (e rurale) del Paese. Qua la maggioranza è ancora fortemente socialdemocratica (e la differenza si vede).
    Un discorso a parte lo merita il clima. Che non è uno di quei valori che vanno a influire nella qualità della vita, ma bene o male gli italiani lo tirano sempre fuori. Ecco, toglietevi dalla testa tutti i pregiudizi che avete. Nell’inverno le temperature sono le stesse di Firenze, eccezion fatta per un paio di settimane all’anno, dove di notte si scende a -10. Nevica in media due volte all’anno (e la neve “regge” giusto una settimana) e, col fatto che siamo sul mare, non si hanno mai più di 4-5 giorni di pioggia in fila. La primavera arriva un po’ dopo e l’autunno arriva un po’ prima, in genere l’estate dura sui 2 mesi e mezzo e non si sale mai oltre i 30 gradi (in media sono 20-23). Neanche il buio qua spaventa più di tanto, perché nel momento di picco massimo c’é un’ora di sole in meno alla mattina e una alla sera rispetto a noi, la differenza si sente in fondo per i due mesi centrali dell’inverno, ma ci rifacciamo abbondantemente in estate, quando si sta fuori fino quasi alle 11.
    E chi dice che come lo struscio in Italia non c’è nulla (tenendo sempre presente che lo struscio non è comunque un indicatore della qualità della vita), dovrebbe farsi un giro sui canali in questo momento, o una bella passeggiata qui a Østerbro, un bel giro lungo la spiaggia di Amager, prenotare in uno dei tanti (Copenaghen è una delle città col maggior numero di stelle Michelin pro capite nel mondo) ristoranti di livello, poi ne riparliamo.
    Lati negativi ce ne sono? Secondo me fondamentalmente uno: l’omologazione. Nel senso che si deve rientrare nella media. Se ci stai, perfetto. Se sei al di sotto, hai una valanga di aiuti e di sostegni. Se hai la sfiga di essere un filo sopra alla media, per capacità personali, per studio o per questioni economiche, sei visto come un problema e ti devi dare da fare il doppio.

    • denny says:

      Wow! Fantastico … Sul serio!

    • willerneroblu says:

      Si bello e l’Inter?

    • luccarmi says:

      Cavolo! Ho capito dove vanno tutte le tasse che paghiamo in Italia. In Danimarca !!!
      Scherzi a parte: in molti ne parlano benissimo. Mi piacerebbe moltissimo poter fare una esperienza lavorativa e di vita in Danimarca; l’unica cosa che mi mancherebbe davvero, sarebbe il mare, il nostro mare. L’Elba, il Giglio, la Sardegna. Il mare del Nord è bello, ma non ha nulla a che vedere con il nostro mare.
      Quanto alle mie amate colline toscane, me ne farei una ragione, le ho viste per 53 anni.
      Grazie Chiara del tuo interessantissimo post.

    • sunny70blog says:

      A noi, dopo 60 anni di governi male assortiti, sono invece rimasti lo struscio, i debiti ed i luoghi comuni… Grazie per aver voluto condividere la tua esperienza danese e buon inizio estate.

    • Rudi says:

      Non mi aspettavo nulla di meno… Dovrò farlo leggere (e rileggere) a chi sai. Certo, se mi indicavi anche qualche cineasta o musicista danese con meno di 60 anni, sarei stato ancora più convinto.

    • 321Clic says:

      A leggerti, è un paese che sfiora la perfezione.

  9. Anch’io sono toscana, ma proprio per questo in Danimarca mi sento a casa. I danesi sono schietti e diretti, molto ironici, pragmatici, amano mangiare e bere e in generale hanno una società che ricorda molto la nostra Toscana di 15-20 anni fa. Poi con 5 settimane di ferie pagate all’anno e gli stipendi di quassù non è affatto difficile venire in vacanza in Italia. Io ad esempio tre settimane piene di ferie in Sardegna non le avevo mai fatte prima di trasferirmi.
    Cineasti giovani ce ne sono molti, a Copenaghen c’è anche un buon centro di ricerca cinematografica, in centro, se vuoi Rudi ti ci metto in contatto. Per la musica è già più difficile, come sai io ascolto solo vecchi con la chitarra, qua ce ne sono un paio, ma nulla a che vedere coi nostri, con gli spagnoli o con certi tedeschi.
    Quanto all’Inter, visto come gioca, forse è un bene che sia a 1500 km di distanza :)

  10. Sara says:

    Grazie Rudi alla tua amica per aver condiviso la sua esperienza.

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