Frank Miller, Sin City. L’arte, Magic Press, 2003 (2012)

È un volume strano e prezioso, rivolto a quegli appassionati che devono possedere tutto quello è stato pubblicato in Italia su Frank Miller. Contiene schizzi, lavori preparatori, matite, tavole riprese dalla lunga saga avviata nel 1991 e conclusa dieci anni dopo (per poi prendere la strada del cinema e, presto, della serialità televisiva).

Nella narrazione di Miller, le immagini sono predominanti e anche le parole devono farsi immagine. Pure il layout di una tavola – la composizione delle vignette, la disposizione del lettering – in fondo non è altro che un’immagine composta da tante immagini.

Quando Miller è al meglio, le pieghe di un vestito sono altrettanto espressive delle rughe di un volto. In «Sin City», l’autore si sente libero da ogni ordine di scuderia, la Dark Horse non lo vincola a una certa estetica, come Marvel o Dc Comics. Così, Miller può consentirsi esperimenti, contraddizioni, ripensamenti, evolvendo verso un capolavoro dell’arte della sottrazione. Gioca con il nero più nero e con il bianco abbagliante, con le sorgenti di luce e i controluce, i dettagli emblematici, le ombre profondissime, gli spruzzi occasionali di colore (grazie a Lynn Varley).

Nessuno come Frank Miller sa rendere espressivi la pioggia, la neve, le listelle di una persiana, il fumo di una sigaretta, le armi da taglio e da pallottola. Il suo tono è enfatico, con Sin City ha costruito un piccolo universo di cattive azioni. Come scrive R.C. Harvey, “tutti i cosiddetti buoni sono in realtà cattivi, redenti, ma soltanto brevemente, da un impulso momentaneo, compreso a malapena, che potrebbe essere scambiato per bontà, non fosse che per il movente: la vendetta”.

  1. Questo è il corpus completo dell’opera:
    1. Sin City (vol. 1) – Un duro addio (The Hard Goodbye)
    2. Sin City (vol. 2) – Una donna per cui uccidere (A Dame to Kill For)
    3. Sin City (vol. 3) – Un’abbuffata di morte (The Big Fat Kill)
    4. Sin City (vol. 4) – Quel bastardo giallo (That Yellow Bastard)
    5. Sin City (vol. 5) – Affari di famiglia (Family Values)
    6. Sin City (vol. 6) – Alcol, pupe & pallottole (Booze, Broads, & Bullets)
    7. Sin City (vol. 7) – All’inferno e ritorno (Hell and Back (a Sin City Love Story)

Sin City è una crime story. Anzi un hard boiled (più Spillane che Chandler e Hammett). Non ci sono innocenti, in questa storia nera. Ci sono colpevoli a diverso livello, perché lo scontro fra Bene e Male, fra integrità e corruzione torna primitivo. Cupa, violenta, barocca e minacciosa, viziosa e spietata, sordida e sensuale, per ovvi motivi Basin City si è guadagnata il soprannome di “città del peccato”. È qualcosa di peggio di Gotham o Hell’s Kitchen: non possiede un vigilante o un angelo custode come Batman o Devil.

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