Ancora su “Tecnopolitica”, Rodotà per Laterza, 1997

In questo secondo post, riprendo gli appunti dal libro di Stefano Rodotà a proposito della “società della classificazione”.

Va stabilito un elenco di contenuti informativi essenziali: “si comincia a parlare di un nuovo diritto dei cittadini, il diritto alla trasmissione in diretta e in chiaro”.

C’è differenza fra la democrazia continua e la democrazia immediata: il gioco del sì e del no, anziché il giudizio critico.

“Si rischia di dissipare proprio quello che le tecnologie offrono: la possibilità di non mortificare ricchezza e complessità sociale in procedure che, invece, producono semplificazioni sempre più accentuate. Sarebbe così tradita la promessa che vede in queste tecnologie uno strumento per una nuova distribuzione dei poteri e non per una loro più accentuata concentrazione”.

Ecologia politica. Le tendenze autoritarie vanno nella direzione opposta di quelle mercantili, orientate alla “capillare diversificazione dell’offerta”.

È nel percorso deliberativo, sotto varie forme (consensus conferences, deliberative polls, electronic town meetings) che si può esprimere la ricchezza democratica delle nuove tecnologie. Altrimenti, proseguirà la deriva populista, “una politica di massa sostanzialmente autoritaria, legata all’illusione di un potere restituito al popolo attraverso la sua partecipazione diretta ad alcuni momenti finali del processo di decisione”.

Controllo del lavoro, per finalità statistiche, per impostare campagne pubblicitarie, target-profili costruiti sulle scelte e sui gusti. “Ognuno è implacabilmente seguito dal suo passato. Diventa sempre più arduo non lasciar tracce, o cancellare quelle che indicano quali sentieri abbiamo percorso”.

La sorveglianza può essere resa anonima, ma erode comunque la privacy: un prezzo da pagare, la cessione di informazioni (l’uomo di vetro).

Nel mondo dei consumi, l’obiettivo di chi dispone delle informazioni è spingere alla ripetizione del consumo: “la società della sorveglianza si connota come società della classificazione”.

Le compatibilità del mercato tendono ad escludere gli “interessi che non raggiungono una determinata massa critica”: dunque, riducono la complessità sociale.

“La pienezza della sfera pubblica dipende direttamente dalla libertà con la quale può essere costruita la sfera privata”. Le garanzie costituzionali vanno estese alle comunità virtuali e all’individuo che naviga nelle reti. “Il computer e la rete portano alla conseguenza estrema la crisi dell’identità che la psicologia aveva già fatto emergere”.

La richiesta di libertà sulla rete deve fare i conti con:

  • – privacy
  • – pornografia
  • – proprietà

L’anonimato può essere una difesa, ma anche l’occasione per offese immotivate. La tutela della privacy è un diritto fondamentale, per il quale occorrono vari strumenti:

  • – codici di comportamento;
  • – software in grado di distruggere automaticamente una serie di dati dopo un certo periodo;
  • – Leggi, sebbene la Rete si collochi oltre il raggio d’azione delle nazioni. Altrimenti funziona solo la logica di mercato, che produce discriminazioni, monetizzazione dei dati personali e tendenze normalizzatrici. La privacy sarebbe ridotta a merce.

Strategie di tutela. Principi:

  • – diritto di opposizione alla diffusione di dati personali;
  • – diritto di non sapere (dai dati sanitari al direct marketing);
  • – principio di finalità coerente con la fase di raccolta dei dati;
  • – diritto all’oblio, dopo un certo intervallo di tempo.

“La cittadinanza definisce ormai le modalità di inclusione di ciascuno nel processo democratico”.

La garanzia della segretezza, come per il diritto di voto.

L’incessante innovazione e la rapidità del mutamento non consentono di sedimentare un’esperienza sociale.

“Ma il futuro dev’essere progettato senza rassegnazioni, o rinunce precoci. Bisogna essere sempre guidati dall’ambizione della pienezza democratica, misurando su questa le istituzioni della nuova città e l’estensione della cittadinanza”.

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