Le cose della vita, Antonello Venditti, RCA 1973 – 9

LA PUNTINA SUL VINILE 61.

Forse è il suo capolavoro, certo è il disco di Venditti a cui sono più affezionato, pieno di idee, passaggi folgoranti: “mia madre è una professoressa, anzi una professoressa madre” e rime ispirate: “le cose della vita fanno piangere i poeti / ma se non le fermi subito diventano segreti”.

Otto canzoni secche, senza una nota o una parola di troppo.

Il secondo album solista segnalò una ribellione che si poteva sperare non implodesse nel sentimentalismo. Arrangiamenti scarni, tastiere timide, un pianoforte che nessun altro, in Italia, percuoteva con altrettanta rabbia, una voce potente e romantica, non ancora manierata… Per qualche tempo Venditti mi è parso il cantautore italiano con la più vasta gamma poetica.

Trovo impressionante il fatto che all’epoca di questo disco – inciso in due giorni – avesse appena 24 anni e fosse capace di avvitare una splendida canzone intorno a queste strofe: “una foglia stupida / cade a caso sull’asfalto e se ne va / una fabbrica occupata sulle nuvole / e un fucile che rimpiange Waterloo”.

Risentendolo oggi, fa malinconia pensare a come si sia poi ripiegato sul proprio ombelico romanocentrico.

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4 Responses to Le cose della vita, Antonello Venditti, RCA 1973 – 9

  1. Mauro D'Alo' says:

    Ho amato molto il Venditti anni 70, il mio preferito è LILLY, un po’ enfatico ma poeticamente molto efficace e mai banale, fino a sprofondare dopo Cuore nella mediocrità più assoluta, ed elevate vette di non coerenza con quello fatto negli anni d’oro…..una fine indecorosa

  2. gaggyblog says:

    Rudi, hai fatto un ritratto perfetto. Le canzoni dell’album le ho ascoltate la prima volta ad un concerto di promozione dell’lp Lilly, che considero il migliore di Antonello. Dopo questo una caduta verticale verso sonorità più commerciali e, perciò, banali più che romanocentriche.
    Il concerto era stato bellissimo: lui da solo sul palco del teatro con il suo pianoforte che non faceva rimpiangere l’assenza di una band e le canzoni che intrecciano belle melodie e temi di impegno politico e sociale.
    Quello che è venuto dopo mi è sembrato veramente gramo.

  3. denny says:

    Ormai quando vedo Venditti non posso evitare di ridere pensando all’imitazione di Guzzanti, stessa cosa di Alberto Angela con Neri Marcorè …

  4. sunny70blog says:

    Al primo ascolto rallenti, e speri di essere ancora capace, nell’abitudine del frastuono, di trovare il silenzio necessario e il tempo per capire, cosa voleva dire prendersi la vita, voler decidere, poter cantare l’odio e l’amore, con innocenza. Mariù, Il treno delle 7, Le tue mani su di me e, su tutte, Mio padre ha un buco in gola, sono grandiose, dure e dolcissime; e la voce e il piano di Venditti non sono mai stati così intensi. Le ho ascoltate tardi, grazie ad uno di quei regali che non ti aspetti e non ti scordi.

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