La corazzata Potemkin [Bronenosec Potëmkin] – Sergej Ejsenstein, 1925 [cine25] – 10

Ho visto un film che avevo già visto, ma mai così, in mezzo a duemila persone, sul grande schermo di Piazza Maggiore, con un’orchestra che eseguiva la partitura composta nel 1926 dal tedesco Edmund Meisel (la Filarmonica del Teatro Comunale diretta da Helmut Imig).

Questo è uno di quei film che non si prestano a discussioni. La sua grandezza è così enorme, la sua potenza espressiva così stupefacente, che nemmeno cento battute di Paolo Villaggio possono scalfirlo. Nel presentarlo, lo storico del cinema russo Naum Klejman, ha fatto notare come nemmeno chi commissionò la pellicola per celebrare il ventennale della rivoluzione del 1905 era in grado di comprenderne la smisurata potenza.

Più che un film, è un manifesto poetico, politico e retorico, un gigantesco passo in avanti nell’arte di comporre storie con immagini. È un segnale che ci viene da un altro mondo e da un’epoca lontanissima: Potemkin ci appare distante Anni Luce, rifulge del riverbero di una stella morta, non siamo nemmeno più in grado di cogliere il clima politico da cui erompe, la vitalità di un’ideologia che abbiamo conosciuto mentre marciva e non mentre splendeva.

È un film “comunista”? Possibile, ammesso fosse quella l’intenzione di Ejsenstein. Senza dubbio, il suo linguaggio è intriso di un umanesimo irriducibile, non fa mistero dell’eredità della Rivoluzione Francese, calcando l’accendo sul meno considerato dei suoi ingredienti, la Fraternità.

Il primo atto – la vita a bordo, le odiose gerarchie, la ribellione che cova, la dignità dei marinai che prendono coscienza – mette subito in chiaro che l’occhio è assoluto: nessun movimento di macchina, l’inquadratura perfetta (Edouard Tissé), un montaggio battente.
Il secondo atto – la ribellione a bordo, il dispotismo che pretende di elargire carne coi vermi, il telone bianco steso sulle vittime della fucilazione, i fucili che non obbediscono, l’assassinio di Vakulinčuk – suscita un’indignazione come non fossimo mai stati al cinema.
Il terzo atto – l’omaggio a Vakulinčuk sul molo di Odessa, gli individui che diventano folla, la folla che diventa popolo, il popolo che diventa rivoluzione – è un’elegia composta da immagini della natura e primi piani incendiari.
Il quarto atto – la scalinata di Odessa – è la pietra miliare di una nuova arte.
Il quinto e ultimo atto – la corazzata circondata, che prepara le armi, sventola la bandiera rossa, fa partire il grido “Fratelli!” e passa in mezzo alle navi che dovrebbero distruggerla – è talmente commovente da lasciare tramortiti.

Bologna, lunedì 26 giugno 2017: chi c’era, non lo dimenticherà.

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4 Responses to La corazzata Potemkin [Bronenosec Potëmkin] – Sergej Ejsenstein, 1925 [cine25] – 10

  1. gigidibiagio says:

    Impossibile resistere alla facile battuta, la pellicola non ha colpe ma io non la vedrò mai.

    Perchè ormai nel mio immaginario, come in quello di milioni di italiani, questo film è stato, è e sempre sarà “una cagata pazzesca”

  2. Luigi Baragiola says:

    Beh Paolo Villaggio ha avuto il merito d’instillarci la curiosità di conoscere il capolavoro Sovietico.

  3. arancioeblu says:

    Anche l’applauso a scena aperta durante l’ultimo atto è stato un momento molto emozionante.
    serata indimenticabile, altro che cagata pazzesca.

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