Sin City. Una donna per cui uccidere, Frank Miller, 1994

“È un’altra notte calda, torrida e senza vento. Quel tipo di notte che spinge la gente a fare cose umide e segrete”. A dirlo è un ex giornalista che si è ridotto a fotografare mariti che vanno con prostitute (un poster di Elektra sta sul muro di Agamennon, che gli procura i clienti).
La giovane amante sa cosa dire all’uomo di mezza età che si eccita a farsi chiamare “boss”. Non sa che costui ha deciso di ucciderla, dopo aver fatto sesso, per paura della moglie. E il fotografo interviene gettandosi dal lucernaio: la prostituta cambia voce, ora chiede al salvatore di uccidere quell’uomo.

Lui, invece, pensa “a tutti i giorni che ho sprecato e a cosa darei per ripartire da zero, per uscire dal grigio e sordo inferno che ho fatto diventare la mia vita”. Scopriamo che si chiama Dwight e che tutti i suoi guai derivano da una donna, Ava. Lo sappiamo perché una telefonata di Ava riprecipita Dwight nella vita da cui pensava di essere fuggito. “Qualunque cosa stia passando, se la merita”, pensa subito prima di correre in suo aiuto.

Sposata con il ricchissimo Damien Lord, Ava ha abbandonato Dwight quattro anni prima, ma sa come riconquistarlo. “Dico tutto quello che avevo giurato di non dire mai più. Sono suo. Anima e corpo”. Damien Lord ha un aiutante, Manute, un gigante nero dalla forza sovrumana; più volte Manute infierisce sul corpo di Dwight.

Riappare Marv; Dwight ha bisogno di lui, della sua forza bestiale per neutralizzare Manute e salvare Ava. Dwight lotta con Damien e lo uccide. Ha fatto il gioco di Ava: “Sapevo di poter contare su di te. Il sesso ti ha sempre reso stupido, pronto a credere a tutto. E quel tuo carattere non riuscirai mai a controllarlo. Hai assassinato un uomo innocente, mio caro, e mi hai reso una donna molto ricca. Grazie, babbeo”. E gli scarica addosso l’intero caricatore.

Gli uomini che stanno accanto a Ava non riescono a pensare lucidamente. È una strega, un predatore. Irretito da Ava, il tenente Mort lascia la moglie e i figli, uccide il collega che cerca di farlo ragionare, e infine si suicida.

Questa seconda storia – 180 tavole in bianco e nero, originariamente intitolate «Si può anche uccidere per lei» – precede la prima («Il duro addio»), al termine della quale Marv friggeva sulla sedia elettrica; in realtà, questa seconda storia occupa un intervallo di tempo più lungo e si sovrappone all’altra, come si nota da alcune vignette. E da questa storia deriva il secondo film su «Sin City» firmato da Miller e Robert Rodriguez.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...