Il ribelle di Algeri [L’insoumis], Alain Cavalier, 1964 [cine34] – 7

Alain Delon e Lea Massari sono al centro di questo film francese, realizzato pochi anni dopo l’indipendenza dell’Algeria.

Thomas ha fatto parte della Legione straniera, se ne allontana, aderisce a un gruppo paramilitare formato da chi si ribella a De Gaulle, che sta abbandonando la colonia algerina. Non è mosso da una visione politica, se n’era andato dalla Francia sei-sette anni prima per una delusione sentimentale, lasciando un figlio di pochi mesi nelle mani dell’anziana madre. È un disilluso senza documenti, che cerca i soldi per tornare a casa. Ma Thomas ha anche uno spiccato senso del dovere ed è abituato a ubbidire agli ordini: perciò accetta l’incarico che gli affida un suo ex ufficiale, rapire una celebre avvocatessa che si batte per gli algerini. Durante la reclusione, la pietà lo spinge ad avvicinarsi alla sua vittima, l’orgoglio gli fa abbandonare la causa. È un perdente in cerca di riscatto.

Sindrome di Stoccolma: carceriere e vittima finiscono per innamorarsi. E il film perde la solare, sudaticcia ambientazione algerina per andarsi a ficcare in una meno convincente dimensione piovosa e francese (i dintorni di Lione). Thomas vuole rivedere Dominique, non sa di Inseguito dai suoi ex-compagni, intenzionati a vendicarsi del tradimento.

All’epoca, il film non ebbe successo in Francia: troppo recente la ferita narcisistica alla grandeur, e poi la censura – su richiesta di un’avvocatessa che si era riconosciuta nella trama – impose numerosi tagli, che compromisero l’integrità artistica del film. Inserito con la versione integrale nel programma 2017 del festival del Cinema Ritrovato, «L’insoumis» si fa apprezzare per la bravura e la bellezza di Delon, per la fotografia in bianco e nero di Claude Renoir e le musiche di Georges Delerue.

La copertina di «The Queen Is Dead» (The Smiths, 1986) riprende uno degli ultimi fotogrammi del film.

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