Quel bastardo giallo (Sin City 4), Frank Miller, 1996

La più lombrosiana delle storie di Sin City.
Il vecchio poliziotto Hartigan scopre che i rapimenti di bambine violentate e uccise ruotano intorno al figlio del senatore Roark. Salva Nancy Callahan, undici anni, e spara alle mani e in mezzo alle gambe di Junior Roark, prima di essere tramortito da un collega corrotto.
Incastrato, torturato, passa otto anni carcere. Preferisce non difendersi, né confessare, perché sa che Roark è ancora sulle tracce di Nancy; anche la moglie lo abbandona, credendolo un depravato (è lui a volerlo, sapendo che anche la moglie può diventare un bersaglio della vendetta dei Roark).

Per otto anni Nancy gli scrive ogni settimana, firmandosi Cordelia. Poi viene recapitato ad Hartigan un dito mozzato. Il vecchio poliziotto pensa che Nancy sia stata rapita. Decide di confessarsi pedofilo, umiliandosi davanti a Roark pur di uscire dal carcere. Lucille (quella che aiutò Marv nella prima storia) è il suo avvocato, cerca inutilmente di dissuaderlo.

Hartigan è il primo, autentico eroe di questa saga, uno dei pochissimi poliziotti onesti della “città del peccato”. Lo muove un’ossessione: “Ho visto le vittime e le loro smorfie d’orrore. Bocche spalancate, occhi sbarrati, piccole donne pietrificate nei loro ultimi orribili istanti di vita. Niente nastro isolante, né bavagli: Junior adora le loro urla”.

La piccola Nancy, salvata anni prima, appare spesso in queste storie: ballerina in un locale di strip, vestita da cowgirl e specializzata nell’uso del lazo. Per tutta la vita, resterà legata a Hartigan, arrivando a confondere la riconoscenza con l’amore.
Hartigan non comprende subito chi sia “quel bastardo giallo”: è Junior Roark – disegnato in giallo, sgradevole, deforme e puzzolente – che gli ha teso una trappola, l’ha pedinato e così ritrova Nancy. Nonostante le cure e gli interventi chirurgici a cui è stato sottoposto, il figlio del senatore non ha cambiato le sue abitudini perverse. Comincia a torturare Nancy, a cui Hartigan ha lasciato un’ultima raccomandazione: non urlare… In questa storia si intravede la famigerata “fattoria” (appare anche il cannibale Kevin, a complicare la cronologia dei fatti).

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