Somewhere in England, George Harrison, Dark Horse 1981 – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 66.

Melodie che prendono per mano, immediatamente cantabili, fischiettabili, tambureggiabili; una pop music piacevolissima, levigata e luccicante, che cerca di far rivivere il tocco magico dei Fab Four.

Life Itself e Baltimore Oriole (cover di un pezzo scritto nel 1944 da Webster e Carmichael) vi alludono smaccatamente. E arrivano quasi a rinnovare l’alchimia sprigionata nei lontani giorni di Liverpool.

L’album doveva uscire nell’autunno 1980, ma fu bloccato da molte incertezze produttive, alcune canzoni vennero scartate e infine fu aggiunta All Those Years Ago, commosso omaggio a John Lennon, appena assassinato (ai cori partecipano anche Paul e Linda McCartney). Vi suonano anche Ringo Starr, Al Kooper, Ray Cooper e Jim Keltner.

L’ispirazione vira al passato, ma c’è tanta, tanta classe in questi solchi: fra gli album riascoltati è uno di quelli che mi sono piaciuti di più.

Mentre era in sala d’incisione, Harrison fu colpito dalle critiche di Lennon sui contenuti della sua recente autobiografia. Non ci fu tempo per spiegarsi: l’8 dicembre 1980 l’amico cadeva ucciso da Mark Chapman davanti al Dakota Building lungo la Central Park West.

George aveva 38 anni. Chiudendo gli occhi, in certi momenti sembra di risentire quelle chitarre. Quell’atmosfera.

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