2024, mi ricordo

Mi ricordo i colonialisti e gli imperialisti, i primi a dire di volerli aiutare a casa loro.

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20 Responses to 2024, mi ricordo

  1. Non so se ridere o piangere.
    Per anni, anche qui, alla domanda su cosa rimanesse di sinistra al PD, che lo differenziasse dagli altri, la risposta era “La posizione sui migranti”.
    Bene, ora che siamo al ricalco di Salvini, anche su questo, ci sarà ancora la chiamata alle armi per difendere il paese dal populismo razzista?

  2. antonior66 says:

    “La storia è fatta di migrazioni. Ma anche il futuro lo sarà, sempre di più. Chi va in tv promettendo soluzioni in venti giorni ignora – o finge di ignorare – che questo problema durerà almeno altri vent’anni. E non abbiamo alternative a una gestione complessiva e complicata. Invece, per il bisogno spasmodico di dare una risposta tempestiva alle agenzie e alle dichiarazioni del momento, è mancata la necessaria profondità politica di una riflessione in questo settore. È giusto e doveroso riconoscerlo.

    L’immigrazione in questo momento si accompagna alla più grave crisi demografica mai vissuta dal nostro paese, con il 2016 che per la prima volta vede scendere il totale dei neonati in Italia sotto quota mezzo milione. Il problema non è combattere contro le norme sulla cittadinanza – il cosiddetto Ius soli temperato, che consente ai bambini nati in Italia che frequentino un ciclo di studi nella scuola italiana di ottenere la cittadinanza al termine di questo percorso e non al compimento dei diciott’anni.

    Una semplice questione di buon senso, l’anticipo di un dato che già esiste, il riconoscimento di un fatto di civiltà per cui due compagne di scuola media che condividono gli stessi momenti in classe o a pallavolo, al corso di musica o nella piazza del paese non possono essere diversamente cittadine solo perché una si chiama Maria e una si chiama Miriam. È un fatto di umanità, è un fatto di giustizia. Giocare su questo una battaglia culturale per prendere dieci voti in più sulla pelle dei minori a mio avviso è profondamente ingiusto.

    Il punto però è che dobbiamo avere uno sguardo d’insieme uscendo dalla logica buonista e terzomondista per cui noi abbiamo il dovere di accogliere tutti quelli che stanno peggio di noi. Se qualcuno rischia di affogare in mare, è ovvio che noi abbiamo il dovere di salvarlo. Cominciando, nel contempo, a bloccare lo squallido business delle partenze e il racket che gestisce il flusso dei disperati che si accalcano su un gommone nelle notti libiche alla volta dell’Europa. Ma non possiamo accoglierli tutti noi. E aver accettato i due regolamenti di Dublino, come hanno fatto gli esecutivi italiani del 2003 e del 2013, è stato un errore clamoroso.

    Vorrei che ci liberassimo da una sorta di senso di colpa. Noi non abbiamo il dovere morale di accogliere in Italia tutte le persone che stanno peggio. Se ciò avvenisse sarebbe un disastro etico, politico, sociale e alla fine anche economico. Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ripetiamocelo. Ma abbiamo il dovere morale di aiutarli. E di aiutarli davvero a casa loro.

    Quanta vergognosa ipocrisia c’è in chi dice “Aiutiamoli a casa loro” dopo aver tagliato per lustri i fondi alla cooperazione internazionale, risparmiando su quei progetti che avrebbero fermato – almeno parzialmente – la migrazione economica. Sono così fiero dell’aumento dei fondi per la cooperazione voluto dal nostro governo. Del piano Africa presentato per primo da noi come Migration compact nel 2016 e poi in larga parte confluito nell’iniziativa di Angela Merkel per il G20 del 2017.

    Delle iniziative sull’energia di Eni ed Enel, della straordinaria forza del volontariato e del terzo settore italiano, del grande cuore del nostro paese, ma anche delle iniziative economiche. Ma vanno aiutati a casa loro. Perché l’immigrazione indiscriminata è un rischio che non possiamo correre. Sostenere la necessità di controllare le frontiere non è un atto razzista, ma un dovere politico: come nota Régis Debray in un suo testo di qualche anno fa, Elogio delle frontiere, “Una frontiera riconosciuta è il miglior vaccino contro l’epidemia dei muri”. Ed è evidente che occorre stabilire un tetto massimo di migranti, un “numero chiuso”, che, in relazione alle capacità del sistema paese di valorizzare e integrare in maniera diffusa, nel rispetto della sicurezza e della legalità, consenta un’accoglienza positiva e sostenibile.

    Il tutto, naturalmente, ribadendo la necessità che la responsabilità dell’accoglienza sia equamente condivisa con gli altri stati europei. Perché un eccesso di immigrazione non fa bene a nessuno.
    Non fa bene ai paesi da cui queste nostre sorelle e fratelli partono, visto che l’allontanamento di una parte così importante di capitale umano (paradossalmente, infatti, sono spesso le persone più motivate, competenti e “privilegiate” a poter intraprendere il viaggio) non può che rallentarne l’auspicabile processo di riforma degli assetti politici e sociali. In altri termini, un eccessivo tasso di emigrazione spesso priva le società meno sviluppate delle competenze e delle risorse umane di cui avrebbero bisogno per crescere e ammodernarsi. E non fa bene alle comunità che accolgono, le quali rischiano di veder crescere all’interno delle loro città quelle diaspore e quei ghetti che simboleggiano così plasticamente il fallimento di certe politiche d’integrazione.

    “La persona che ha più bisogno di noi,” come nota acutamente Paul Collier nei suoi ottimi saggi (Exodus, Refuge), “non è quella che riesce ad arrivare da noi, ma quella che neanche può permettersi di provarci.” E dunque la vera sfida della sinistra può consistere solo in un grande, gigantesco investimento in cooperazione internazionale e aiuti allo sviluppo. Dobbiamo far uscire il dibattito sull’immigrazione dal perimetro dello scontro ideologico, che porta inevitabilmente ad accapigliarsi sulla domanda sbagliata – “immigrazione sì o immigrazione no?” – e a ignorare la domanda giusta: “come si può gestire un’immigrazione positiva e sostenibile?”.
    Il controllo dell’immigrazione non è un atto di razzismo, ma di ragionevolezza. Accanto a questo elemento di semplice buon senso – che cozza con il buonismo filosofico e con l’utilitarismo universalista di certa classe dirigente e dei raffinati “ceti riflessivi” di alcune redazioni – c’è un ulteriore tassello che si chiama identità.

    La parola “identità” è una parola positiva, non negativa. Identità non è il contrario di integrazione: il contrario di integrazione è disintegrazione. Senza identità non è possibile alcuna apertura. Senza identità la contaminazione sarebbe semplicemente annullamento. Può dialogare, contaminare e farsi contaminare chi ha un’identità forte, della quale non si vergogna. Chi viene qui deve fare i conti con la nostra identità. Che è innanzitutto identità, culturale, civile, spirituale, sociale.”

    • A me sembra una posizione del tutto legittima. Il problema è che fino a pochi giorni fa chiunque esprimesse idee del genere, magari con meno tatto da boy scout, veniva etichettato come razzista, con un “è solo un modo per dire basta negri, che muoiano pure quelli, chi se ne frega. E’ solo un parlare alla pancia”.
      Non neghiamo l’evidenza, chiunque provasse a problematizzare la questione migranti era un salviniano. Questa è una colossale marcia indietro, l’ennesimo, opportunistico, spostamento in base al vento.

      • antonior66 says:

        Bah. Almeno In questo caso, non direi proprio. La posizione espressa sullo ius soli è totalmente impopolare, e comunque apprezzabile.

      • Renziano? Sto dicendo, al contrario, che mi sembra da fantocci farsi trascinare dal vento su certe posizioni. Poi, oh, sono posizioni legittime. Non le condivido, ma sono legittime. A patto che tu non le abbia combattute, e fatto leva sull’opposto, per anni

    • Ci mancava la marcia indietro anche su quello, poi casa restava? I vaccini?

    • Antonio la penso (complessivamente) allo stesso modo. Anche se hai scritto molto, (ma del resto è un argomento complesso), ci sarebbe da scrivere una biblioteca sull’argomento.
      Ma nella sostanza concordo con il tuo pensiero. Se entrassimo in alcuni dettaglio forse le nostre posizioni, forse, si discosterebbero, ma avremo modo di approfondire se ci sarà occasione. Manca completamente, ma Rudi forse ne scriverà, la totale assenza dell’Europa. Tutti europeisti, ma a casa loro. L’Italia è stata, di fatto, lasciata sola a gestire un esodo biblico senza precedenti, che durerà decenni. E l’abbiamo gestito da italiani: bene o benissimo da una parte, male o malissimo dall’altra. un classico.

    • Per capire eh…la pensate come venti giorni fa (https://rudighedini.wordpress.com/2017/06/12/lampedusa-italia/#comments) che “Il problema dell’immigrazione non è nuovo. È accaduto molte volte nella storia. Semplicemente non si può fare nulla”, oppure ha ragione Renzi che bisogna fare qualcosa: aiutarli a casa loro e il controllo dell’immigrazione non è un atto di razzismo, ma di ragionevolezza?

      Perché io sono davvero confuso riguardo alle posizioni del PD e dei suoi simpatizzanti?

  3. Rudi, mi sembri troppo sicuro su questo. A parte che potrei risponderti che “le strade dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni”, vorrei farti sommessamente notare che, chi giunge da noi su quei barconi, l’inferno lo ha già attraversato. Quindi, in ogni caso, interveniamo tardi.
    Inoltre è impossibile gestire le centinaia di migliaia di immigrati che ogni anno arrivano da noi (specie se da soli).
    Quindi, di per sé, il voler aiutare queste persone, è un atto giusto, corretto.
    Lo fai anche tu, con emergency, lo faccio anche io, con Medici senza frontiere, lo fanno milioni di persone, nel mondo.
    A maggior ragione, lo è adesso.
    Suvvia Rudi, avrai pur visto e sentito cosa accade a queste persone nei paesi dove vivono e cosa gli accade nei viaggi per arrivare sulle nostre coste.
    Sei troppo bravo, non disperdere la tua corretta critica al PD, in critiche come questa. E sai bene che la penso come te su molte cose.
    Il centro di tutto, Rudi, non è la politica. Sono le persone. In questo caso, le persone che sono costrette ad emigrare (da una parte) ed i cittadini italiani (dall’altra), che vengono messi in ulteriore difficoltà, anche grave in taluni casi, (come se la crisi economica non bastasse) dalla cattivissima gestione del flusso migratorio.

  4. Tolto lo ius soli, queste cose Salvini le dice da anni. Con toni diversi, ma uguali nella sostanza.
    Ripeto: parole del tutto legittime, quelle di Renzi, e di chi ci si riconosce, ma a questo punto mi aspetto delle scuse a Salvini, un “Avevi ragione tu. E sbagliavamo noi a crederci l’ultimo baluardo contro le derive populiste e razziste. Avevate ragione voi, c’era davvero un problema migranti”

    • antonior66 says:

      Beh, se non vedi la differenza tra quello che ho incollato, e Salvini, consiglio un paio di occhiali!!

      • Per mesi, anni, appena uno sollevava il problema migranti veniva etichettato come razzista.
        Appena diceva “aiutiamoli a casa loro” gli veniva risposto “Dì chiaramente che non ce li vuoi”.
        Appena uno parlava di identità e confini era un rossobruno, fascista, nazionalista che manco la Le Pen.
        Il concetto di “limitare le partenze” veniva controbattuto con un “Benvenuti tutti quanti, dovete pagarci le pensioni, quasi quasi vi veniamo a prendere”.
        Ci sono i grillini in fermento, incazzati perché sostengono che Renzi gli abbia rubato le idee, c’è un PD che ha postato queste parole e poi ha dovuto mettere la testa sotto la sabbia e cancellare il post perché sommerso dagli insulti di parte del proprio elettorato.
        C’è un utente che ha scritto “Il tema dei migranti è troppo importante in vista delle prossime elezioni, non bisogna aver paura di inseguire i populismi nel loro territorio” e Renzi, dal suo profilo ufficiale, ha risposto “Condivido”.
        Ora, vogliamo negare che c’è stata un’inversione di rotta?

  5. antonior66 says:

    L’inversione di rotta dell’Europa?

  6. Antonio scusami ma io non ascolto quello che dicono i politici, quindi neppure quello che dice Renzi. Guardo (e sto) ai fatti, a ciò che fanno. Che se seguiamo ciò che dicono…
    Quindi al virgolettato non avevo fatto caso e credevo fosse un tuo pensiero. In ogni caso, pensiero tuo o di Renzi non mi importa, nella sostanza concordo.
    in realtà, se l’ha detto Renzi, è evidente un suo cambiamento di pensiero (o una evoluzione o un inversione di rotta, chiamala come vuoi). In questo Calciomercato mi pare sia nel giusto.
    Comunque: non voglio scendere sul piano politico, né tantomeno paragonare i pensieri dell’uno o dell’altro. Mi interessa il tuo pensiero, non quello di Renzi o Salvini o Grillo.

    • antonior66 says:

      Io sono nato in Australia, anche se purtroppo ho vissuto pochissimo in quella splendida terra. L’Australia è per ovvi motivi, sostanzialmente, una terra di immigrati. Le regole di ingresso sono rigide, ma chi le rispetta è australiano a tutti gli effetti. A me preoccupa il razzismo evidente dei Salvini & C. Quando si entra in Australia, in aeroporto, ovviamente, ci sono due file, una per i cittadini australiani, ed un’altra per chi non lo è. Mia madre, nata in Italia, a scanso di equivoci, ma anche cittadina australiana, mi racconta spesso che, al suo rientro in Australia, gli addetti al controllo dicevano “She is one of us”. Io vorrei che coloro che arrivano, che si sono integrati, che cercano di integrarsi, possano davvero sentirsi “one of us”. Ma che soprattutto noi italiani, nella totalità o quasi, possiamo sentirli “one of us”. E questo è l’esatto opposto del pensiero salviniano. Poi, c’è da aggiungere anche altro. Primo, l’Italia è un paese in forte calo demografico, quindi una immigrazione controllata è opportuna. Il problema è quando si supera un certo livello, fermo restando l’opportunità di salvare le vite in mare.
      Io vorrei che il governo del mio paese facesse studi approfonditi su quale sia il livello di sopportabilità del nostro sistema.
      Secondo, mi pare evidente che l’Italia, da sola, non possa accogliere tutti i disperati della fascia subsahariana, o del Maghreb, o del Medio Oriente. Mi piacerebbe che si pensasse ad una sorta di Piano Marshall per l’Africa.
      Terzo, da europeista convinto, trovo insopportabile in primo luogo l’atteggiamento dei paesi dell’est, che accettano i fondi europei, ma hanno rifiutato di accogliere l’amore quota di migranti prevista. Ed allo stesso tempo, bisogna chiarire che, sostanzialmente, l’Italia e la Grecia hanno avuto pochissimi appoggi, soprattutto in questa fase.

      • Il tuo pensiero mi piace. Lo renderei scevro dalla politica (se mi rammenti Salvini, allora ti dico che sono preoccupato dall’opportunismo del PD che pensa ad “allargare il proprio elettorato” e non direi che Salvini è razzista, non voto per lui, ma non lo definirei un razzista).
        Quindi se togliamo la politica, vorrei farti notare tre cose sul tuo esempio dell’Australia.
        1) le regole di ingresso sono rigide. In Italia assolutamente no.
        2) L’Australia è un continente, anche oggi, con una densità della popolazione, assolutamente bassa. L’Italia no.
        3) L’Australia ha molte risorse, una classe politica saggia ed è un Paese ricco. L’Italia no.
        Infine, proprio oggi, su sky tg ho visto i numeri (impressionanti) sui soprusi subiti (in Libia) dai migranti. Oltre l’80% dichiara di essere stato derubato, oltre il 75 % di aver subito torture o carcere, oltre l’85 % di aver subito violenze sessuali. Dati confermati dalla associazioni umanitarie. Un disastro, un dramma umano. Ecco, voltare la faccia dall’altra parte, mi risulta impossibile. Ed il rimedio, NON è qui in Italia. Non è nell’accoglienza. Non è (tantomeno) nello Ius solis. Il rimedio è intervenire “a monte”, non “a valle”. Dunque in Africa. A casa loro.
        Ah, il traffico di vite umane, “rende” in Libia, circa 300 milioni di euro annui. Il rimedio, non è neppure “trattare” (se mai fosse possibile) con la Libia affinché non faccia arrivare i migranti. Equivarrebbe a dire: massacrateli là, basta che non arrivi nessuno e che noi non si veda nulla, così non è un nostro problema.
        Chiamarli “one of us” è bello. Ma prima viene il loro diritto a non essere torturati, derubati, violentati ecc. Dopo viene l’accoglienza verso chi decide (non verso chi è costretto, perché lì, è già tardi…) di venire nel nostro Paese.
        Grazie del tuo pensiero.
        Ciao.

      • I dati di Luca fanno paura, così come i morti nel Mediterraneo, oltre 3.000 in sei mesi.
        Sarebbe bello aiutarli a casa loro, sarebbe bello che non fossero costretti a subire angherie e rischiare di affogare, o morire schiacciati dal sovraffollamento di un barcone. Aiutarli a casa loro significherebbe smettere di vendere armi agli eserciti in guerra, smettere di sfruttare la loro terra per diamanti, oro, cobalto, manganese. Significherebbe soprattutto convincere la Francia a fare queste cose. La stessa Francia che ci tratta da periferia d’Europa e ci ha appena detto di arrangiarci.
        Non c’è una soluzione, è un fenomeno di portata enorme, inedita, e terribile.
        Con la questione libica abbiamo tolto un coperchio a una pentola in ebollizione, che sempre ci eravamo rifiutati di vedere.

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