All’inferno e ritorno (Hell and Back. A Sin City Love Story), Frank Miller 1999-2000

Due volumi per una miniserie in 9 puntate, uscite fra il 1999 e il 2000. Il solito, implacabile bianco-e-nero, dove i neri sono compatti e nerissimi, con improvvise incursioni coloristiche di Lynn Varley a esaltare corpi femminili. Miller sacrifica l’intreccio a vantaggio di splash page in serie, a volte lasciando l’impressione si trattasse di bozze reinserite per allungare il brodo.

È una notte d’estate, un disegnatore squattrinato (Wallace) incrocia una bellissima donna che vuole suicidarsi, gettandosi da una roccia. Si butta in acqua e la salva. Due uomini osservano la scena con il binocolo.
Quando la donna, Esther, si riprende, Wallace, eroe di guerra, guidato da un fortissimo senso dell’onore, tipico “buon samaritano”, non può fare a meno di innamorarsene.

Esther viene rapita dai due uomini misteriosi, uno è chiamato “dottor Fredric”, e Wallace viene drogato e stordito. La polizia è corrotta, Wallace capisce presto che dovrà trovare Eshter da solo (“Qualsiasi cosa stia succedendo, gli sbirri stanno dalla parte del nemico”). Prima, però, impartisce una severa lezione a mani nude a quattro poliziotti che lo minacciano. C’è pure un esplicito riferimento al pestaggio di Rodney King.

Riappare Manute, il gigantesco autista già apparso in vari episodi della saga, e Wallace lo distrugge a mani nude: è una macchina da guerra, che si attiva pigiando un interruttore. Usa un linguaggio da bravo ragazzo, non dà confidenza nemmeno alle donne che gli si strusciano addosso. Della sua etica, fa parte questo sentimento: “Odio i cecchini. Bisognerebbe avere le palle di guardare un uomo negli occhi quando lo si uccide”.

L’inseguimento è pieno zeppo di allucinazioni, personaggi dei comics si sovrappongono ad amici (vecchi commilitoni di Wallace) e nemici.
Ma Wallace sa come seguire una traccia: trova centinaia di neonati e donne imprigionate, un laboratorio e un obitorio, un set per snuff movie, traffico di donne e traffico di organi.

Graficamente notevole, è la sceneggiatura meno originale e meno intrecciata alle altre fra quelle che Miller ha dedicato a Sin City.

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2 Responses to All’inferno e ritorno (Hell and Back. A Sin City Love Story), Frank Miller 1999-2000

  1. Rudi, mi par di capire che tu lavori ancora, quindi sei occupato diciamo per circa otto ore al giorno per 5/6 giorni a settimana. Ma dove lo trovi il tempo e, considerato che non sei più un ragazzino, soprattutto le energie per leggere e vedere tutto quello che recensisci? Te lo chiedo non per farmi i fatti tuoi ma perchè quando lavoravo io, ed ho solo pochi anni più di te, arrivavo a sera praticamente distrutto e col cervello in pappa e quindi mi appari come un extraterrestre.

  2. Rudi says:

    Non ho figli.
    Solo una mamma anziana.
    E aiuto poco mia moglie…

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