The Turning Point, John Mayall, Polydor, 1969 – 8

LA PUNTINA SUL VINILE 68.

Forse nessun altro ha fertilizzato e accompagnato la nascita di rockstar quanto John Mayall.

All’epoca di questo album, aveva già svezzato Eric Clapton e Jack Bruce, John McVie e Mick Taylor, Peter Green e Jon Hiseman, ispirando la musica di Fleetwood Mac, Colosseum, Cream e Rolling Stones.

In un decennio di prorompente fertilità artistica, Mayall ha cambiato continuamente formula, equipaggio, sonorità.
Questo è un unplugged irripetibile, registrato dal vivo presso il Fillmore East di New York City, il 12 luglio 1969. Fotografa l’ennesima “svolta”: Mayall suona l’armonica e la chitarra, si fa accompagnare da musicisti che assecondano il suo gusto per l’improvvisazione: Jon Mark è l’altro chitarrista, Steve Thompson sta al basso, Marc Almond alterna le percussioni a sax e flauto.

The Turning Point arriva poco dopo lo scioglimento dei Bluebreakers, a pochi mesi di distanza da un altro capolavoro (Blues From Laurel Canyon).
Fra queste sette incisioni, sono fenomenali il duetto basso-armonica di The Laws Must Change (con omaggio a Lenny Bruce) e le incursioni del sax in So Hard To Share; poi strappa applausi Room To Move, danza scatenata e ansimante.

Impressiona pensare a quanti abbiano poi scopiazzato questi blues, trasformandoli in dollari e sterline.

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One Response to The Turning Point, John Mayall, Polydor, 1969 – 8

  1. Mauro D'Alo' says:

    Grande ripescaggio Rudy, John Mayall è un maestro che ha segnato il british blues inglese degli anni 60 con un fuoco indelebile….questo acustico è strepitoso ma Blues From Laurel Canyon è il suo capolavoro

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