A Song For All Seasons, Renaissance, Sire, 1978 – 7

LA PUNTINA SUL VINILE 70.

Romantico, bucolico e leggiadro: mi sembrano questi gli aggettivi più adatti a sintetizzare la seconda incarnazione dei Renaissance, qui giunti al settimo album (il nono in totale).

Intorno al leader Michael Dunford (chitarre), ci sono Jon Camp (basso, chitarra e voce), Terence Sullivan (batteria), John Tout (tastiere) e Annie Haslam, voce inconfondibile e autentica icona della band.

Il gruppo conferma pregi e difetti: all’ottima vena melodica non corrisponde un’adeguata consistenza della base ritmica. È la prodigiosa estensione vocale di Haslam a conferire identità a un pop sinfonico che altrimenti scivola nell’esangue.

La dominanza delle tastiere li fa assomigliare a Nice e Procol Harum; altri riferimenti inevitabili sono gli Yes e i Gentle Giant, per le inclinazioni favolistiche e le divagazioni medievaleggianti, per fortuna meno appesantite dai barocchismi.

Fra le otto composizioni, quelle più degne di nota mi sembrano Opening Out, Closer Than Yesterday e Northern Lights (il singolo più venduto nella storia della band).

Copertina dello studio Hipgnosis.

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