Aiutarli a casa loro, il bluff senza vergogna di chi usa questa formula

Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, ha il dono della sintesi. In 1906 battute (32 righe a 60 battute) demolisce non tanto Matteo Renzi – la cui mediocrità è palese e riconosciuta ogni giorno da più persone – ma un’intera classe dirigente, o supposta tale, di destra e di sinistra, quella che sta alla base del fallimento dell’ideale europeo.

Ricopio queste 1906 battute e vi invito a tenerle a mente, perché non c’è nulla di più insopportabile delle facili ricette che il medico sa perfettamente di non poter prescrivere.

Le frasi di Matteo Renzi sui migranti (“Noi non abbiamo il dovere morale di accoglierli, ma abbiamo il dovere morale di aiutarli a casa loro”) non sono un inciampo o un errore di comunicazione. Sono invece un buon indicatore dell’umore generale, perfino a sinistra. Un umore che Renzi asseconda e cerca di sfruttare, anziché combattere. Ma l’idea di “aiutarli a casa loro” è un bluff, un modo neppure troppo elegante di lavarsi le mani della questione. Perché se si fanno due conti, come li ha fatti Ilda Curti, esperta di relazioni internazionali e in passato assessore a Torino, si capisce subito che “aiutarli a casa loro” comporterebbe costi, non solo economici, di gran lunga superiori ad “accoglierli a casa nostra”.

Bisognerebbe smettere di vendere armi e tecnologie militari ai regimi autoritari (l’Italia è l’ottavo paese al mondo per esportazioni di armi); sospendere ogni forma di sostegno economico ai governi corrotti; interrompere lo sfruttamento delle regioni da cui proviene gran parte delle materie prime di cui hanno bisogno le nostre industrie; affrontare e combattere seriamente il cambiamento climatico; investire in scuole, ospedali, sviluppo locale, infrastrutture, tecnologia, energia rinnovabile, reti di mobilità sostenibile; combattere l’economia dello sfruttamento, quella che ci fa trovare i pomodori a un euro al chilo nei supermercati; aprire canali umanitari che tolgano ossigeno a trafficanti e mafie; riformare e dare autorevolezza alle istituzioni internazionali, cedendo tutti un po’ di sovranità nazionale. E molto altro ancora, con l’obiettivo di combattere le disuguaglianze globali e pronti a rinunciare a parte dei privilegi dell’essere nati casualmente da questa parte del mondo.

Ecco, per aiutarli davvero “a casa loro” bisognerebbe fare tutto questo. Ma è chiaro che nessun leader europeo ha realmente intenzione di farlo. Perché vorrebbe dire fare la rivoluzione.

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3 Responses to Aiutarli a casa loro, il bluff senza vergogna di chi usa questa formula

  1. sunny70blog says:

    Condivido in pieno le 1906 battute. Tra quanti si considerano di sinistra avanza un nuovo tipo di populismo, e una lettura dei fenomeni migratori che mi preoccupa non poco. Con tutti i distinguo dai proclami di Salvini e Berlusconi, i democratici in questione si limitano a commentare in modo superficiale il tema dell’accoglienza dei migranti, senza soffermarsi sul significato dei diritti di ospitalità e integrazione. Renzi ha solo annusato l’aria che tira e cerca di trarne un qualche profitto. Se “aiutarli a casa loro” significa questo: http://espresso.repubblica.it/internazionale/2016/05/24/news/dall-arabia-saudita-all-angola-che-affare-gli-stati-canaglia-1.267135, allora siamo oltre l’ipocrisia. Si chiama complicità.

  2. Luca Carmignani says:

    Anche io condivido questo post.
    Aiutarli a casa loro significa esattamente quello che c’è scritto.
    Mi pare di essere stato chiarissimo: aiutarli a casa loro non significa fare accordi con (ad esempio) la Libia affinché non lasci passare i migranti. Equivarrebbe a dire: massacrateli pure, basta non vederli.
    Manca, a questo articolo, il dettaglio sulle sofferenze che debbono subire i migranti per arrivare al nostro paese. Per questo non mi piace la frase “costerebbe meno aiutarli a casa nostra”. non mi piace perché parla di costi e non mi piace perché non tiene conto dell’innegabile fatto che “aiutarli a casa nostra” è già tardi. Molto tardi.

    Poi fra molti anni o forse mai, qualcuno parlerà delle sofferenze degli italiani. Anche ieri notte hanno tentato di entrare in casa di un mio amico (terza volta in 2 mesi) che vive solo. Gli hanno mezzo rotto una serranda messa a protezione della finestra a piano terra, ucciso il cane (un bellissimo Golden retriever) e devastato il giardino.
    “sono cattivi, ti è andata bene”, gli hanno detto i carabinieri, “questi devastano tutto e se ti trovano in casa sono dolori”.
    Dimenticavo: a parte i furti ad opera degli zingari (che però “rubavano e basta”), qui a Marina di Pisa, fino ad un paio di anni fa, non c’era alcun problema di criminalità. Zero.
    Adesso è un dramma per chi è solo o per le persone anziane soprattutto.
    A Pisa non ne parliamo, è di questi giorni l’uccisione da parte di un negoziante di un ladro (armato) entrato nel suo negozio. Il negoziante era al quarto furto, tutti avvenuti con “violenza” uno anche con il ferimento della moglie.

    Se non si affronta il problema a 360 gradi, non ne usciamo fuori.

    • enrico cuaz says:

      ho vissuto per anni in Francia, a colpi di demagogia e di antirazzismo da strapazzo ho visto un paese autodistruggersi progressivamente, zone intere del paese conquistate da popolazioni allogene arroganti ed invadenti. Quando torno nel mio quartiere, popolare, dove si viveva bene, classe media ed operai della Peugeot e della Renault, con forte immigrazione portoghese e spagnola, negli anni 80, sono allucinato. Ormai la situazione è sfuggita di mano ed anche i miei amici di sinistra fanno i “mea culpa” ed ammettono di aver sbagliato tutto (vecchio problema di una certa sinistra che scambia i propri desideri per delle realtà…vi ricordate della violenza è “solo di destra” o delle “cosidette” BR che in realtà erano fasciste). Il nostro continente si sta avviando ad una guerra civile, certi errori si pagano, i barconi bisognava bloccarli subito, anche cittadine di provincia sono diventate pericolose, io abito in una città di 30.000 abitanti ed aggressioni e violenze sono all’ordine del giorno…o si pensava che importare giovani di 20/30 anni, in piena salute, senza nessuna voglia ne di lavorare ne di integrarsi, si sarebbe potuto fare senza problemi ?
      E non parliamo dei drammi della gente annegata, a migliaia, dei bambini che arrivano in Sicilia, senza padre ne madre e poi spariscono per finire nelle reti dei pedofili o dei trafficanti di organi, di chi ci guadagna spudoratamente su questo traffico (le Ong, tanto per dirla tutta).
      Il problema, come dice Luca, dovrà essere affrontano a 360° ma non certo con questa classe politica (di destra e di sinistra)…ormai la gente in Francia aspetta solo un colpo di stato, ho sentito amici parlare di Pinochet, di Mussolini. Questa è “la pancia” del popolo, tanto disprezzata dai politici, ma nella vita tutto si paga e certa classe politica non se ne rende conto.

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