Apocalypse, Mahavishnu Orchestra, Columbia 1974 – 7

LA PUNTINA SUL VINILE 71.

John McLaughlin – chitarrista inglese dalle qualità non inferiori a quelle di Carlos Santana, con cui, l’anno prima, aveva inciso Love Devotion & Surrender – maturò per le filosofie orientali un sentimento meno superficiale di quello accarezzato dai Beatles (il paragone si impone, la produzione di questo album è affidata a George Martin).

Aveva frequentato il meglio del jazz, partecipando all’incisione del Bitches Brew di Miles Davis; in seguito collaborò, fra gli altri, con Jack DeJohnette e Bill Evans.

Dal jazz, la Mahavishnu Orchestra riprende ed enfatizza la vena di spiritualità, infondendovi una pulsione multietnica. McLaughlin chiama a raccolta strumentisti abilissimi; in totale, 15 elementi, fra cui il guru indiano Sri Chinmoy Ghose, Jean-Luc Ponty (violini), Gayle Moran (tastiere), Narada Michael Walden (percussioni) e Ralphe Armstrong (basso); accanto a loro, la London Symphony Orchestra, diretta da Michael Tilson Thomas, spinge il jazz a fondersi con i quartetti d’archi e la strumentazione classica.

Cinque suite: Vision Is a Naked Sword (con i vocalizzi della Moran) è quella che preferisco. Mentre allude alla fine del mondo, ecco un album che irradia pace e serenità.

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